giovedì 6 aprile 2017

Il problema del subconscio e la ricerca delle cause

Uno dei rischi più grandi della 'ricerca interiore' è quello di trovare una presunta 'verità' e aderirvi completamente, ciecamente. Una di queste grandi verità inoppugnabili è rappresentata dall'idea che l'unico modo di lavorare sul subconscio sia che si debba scavare alla ricerca delle cause delle malattie e dei problemi e solo a quel punto, dopo una presa di coscienza, i problemi si possano risolvere. Ho difeso anche io per anni questo paradigma che mi sembrava la soluzione ad ogni problema, pur se per certi versi faceva acqua: moltissime persone che sembravano aver trovato la 'causa' poi non risolvevano un bel niente. Moltissime altre che per anni avevano indagato nell'inconscio con i più diversi sistemi avevano trovato e risolto anch'esse ben poco. Di per contro conoscevo persone che in un mese o due di lavoro avevano risolto tutti i loro problemi. "Sembrerebbe esserci una variabile che non vedo", pensavo anni fa quando le 'terapie' sortivano un effetto molto diverso da persona a persona. La variabile si chiamava 'coscienza', come ho appreso qualche tempo fa. E rimane una delle cose più difficili da spiegare a chi sia ancora incastrato nella ricerca delle cause in qualche punto del proprio passato. Come mi spiegò una delle mie insegnanti, quando si tenta di risolvere un problema nelle nostre vite, non c'è niente da capire, non ci sono cause da processare a livello razionale, c'è solo da essere sempre più coscienti del materiale rimosso, che ha creato cariche non viste. Essere coscienti significa essere lì con l'attenzione e l'intenzione a voler sentire e penetrare questi cristalli solidi in gran parte depositati nel corpo stesso. Si deve avere la ferma risoluzione di essere presenti, intensi, e indossare questo momento di vita come fa la mano con un guanto. Questo, diceva lei, se portato a livelli alti e col tempo, può virtualmente curare ogni disturbo, malattia e scompenso perchè la coscienza ha un potete di guarigione superiore. Ma io non ci credevo e per un po' ho continuato la mia ricerca delle cause nell'inconscio... poi arrivò Hew Len (l'insegnante di Self Identity Through Ho'oponopono) che mi disse una frase che non scorderò mai: "la mente razionale può elaborare 5 bit di dati, contro i 5.000.000 che passano per il subconscio... quindi che cosa vuoi capirne?" Dopo quel giorno e quel corso, smisi totalmente di cercare le 'cause' nel 'subconscio' e iniziai a fare una cosa molto più semplice: mi misi a rilasciare tutte le emozioni e i pensieri riguardo a ciò che accadeva, e cercai di stare sempre più dentro ciò che c'era. Mi spiegò Hew Len che bastava osservare la realtà che abbiamo intorno per vedere Unihipili (subconscio) all'opera, e che un atto di consapevolezza pura (o pulizia come la chiamano loro) poteva risolvere molti più problemi di qualsiasi terapia o indagine (e detto da uno psicologo fa abbastanza impressione). E aggiunse un'altra cosa. La ricerca delle cause è proprio una delle memorie che dovresti rilasciare, è mal diretta e serve uno scopo che non è la vera guarigione. Il che mi fece trasalire. Nonostante tutto qualche barlume di dubbio lo avevo ancora ma iniziai a ragionare in modo differente ed ecco che il mondo divenne molto interessante e i miei problemi iniziarono a dissolversi molto lentamente, pur se non ne comprendevo a fondo le cause. Perchè 'capire' non è 'essere coscienti'. Un altro salto lo feci quando iniziai a insegnare il metodo Yin: molte persone durante il lavoro in gruppo o da soli, processando un sintomo o un'emozione, accedevano spontaneamente al ricordo (se c'era) che aveva dato inizio alla catena di sintomi, e questo unicamente mantenendo la coscienza sul 'qualcosa che faceva male' senza nessun intervento della mente, senza nessuna comprensione 'razionale'. Il contenuto inconscio emergeva da sé (se necessario) quando facevano una cosa molto semplice: diventavano acutamente consapevoli (cioè presenti). Successivamente anche Marina Borruso spiegava che la ricerca delle cause 'passate' è uno dei modi che l'ego ha di spostare sempre in un altro punto dello spazio e del tempo il lavoro (e quindi di non fartelo fare). E' un modo di dare sempre la colpa a qualcun altro. E disse un'altra frase che fu decisiva per me: "nel presente le cause passate e gli effetti futuri coincidono, ed è solo qui, nel presente che puoi fare un vero cambiamento. E' qui che hai potere".  Le prove decisive le ho avute con Zhineng Qigong ovviamente. Laddove in una settimana di lavoro quattro differenti persone mi hanno riportato che durante la pratica giornaliera (del primo livello) ciò che era in fondo, non visto, cominciava ad emergere sotto forma di emozioni forti, stati alterati, vecchi dolori che si risvegliano, ricordi. A me succedeva dal primo giorno di pratica, ma ero convinto che fosse un mio problema, invece le testimonianze che arrivano vanno tutte nella stessa direzione. Il che non invalida certo il lavoro sulle cause 'karmiche', sulle regressioni a vite passate o altri metodi simili che possono essere utili e per qualcuno anche decisivi.  Tutto sommato però dopo 22 anni di attività mi sembra di aver notato quanto un lavoro integrale su tutta la coscienza (conscio, inconscio, livelli superiori e tutte le forze che questi veicolano) non abbia a che fare con il capire, quanto con l'essere intensamente presenti, e non possa limitarsi a una botta e via, una seduta a settimana o un seminario ogni tanto. Il Zhineng Qigong, il Metodo Yin, la presenza, sono pratiche per allargare la coscienza e scuse per fare qualcosa che dovrebbe essere fatto di continuo. La 'pratica' di consapevolezza è un fuoco che dovrebbe bruciare 24 ore su 24, un'attenzione che dovrebbe essere vigile e viva mentre si mangia, mentre si dorme, mentre si fa qualunque altra cosa. Le pratiche sono solo un alimentare questo fuoco con un po' di legna e un ricordarsi la prospettiva.  

Segue una testimonianza molto interessante di Ming Tong Gu che racconta come la pratica del Zhineng Qigong lo abbia portato a guarire malattie croniche e, nel caso dell'asma, a rievocare il trauma originario alla base del suo problema (il video è in inglese).


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