mercoledì 12 aprile 2017

il grosso problema della non-dualità

Questo è il periodo della non dualità. Molti di noi ci sono cascati a piè pari. Siamo scesi nella profonda caverna del 'non esiste nulla', 'è tutto illusione', e ci condiamo la bocca con frasi come 'la realtà e la vita non hanno nessun senso perciò non preoccuparti di nulla', scimmiottando i vari 'guru' indiani o i testi sacri che si fanno portatori di questo messaggio che è contemporaneamente molto profondo e molto pericoloso. E' la moda più recente della spiritualità, e la sua deriva più insidiosa. Ad esempio vengono ritenute superflue ed illusorie tutte le pratiche, con la spiegazione che ogni metodo è comunque figlio dell'illusione e non farà che perpetrarla. I grandi dell'approccio non duale infatti vogliono far passare l'idea che quello stato è un'accadimento spontaneo che avviene quando le catene dell'identificazione con l'ego si sono finalmente dissolte. Non è qualcosa che si può provocare. Non è qualcosa che si può 'cercare'. Eppure gli stessi, continuano a tenere Satsang e corsi con migliaia di persone assetate dei loro discorsi, o anche soltanto della loro energia, dove basilarmente i partecipanti continuano a sentirsi dire sempre le stesse cose in attesa che questo risveglio spontaneo arrivi.... ciò ha portato molti 'adepti' e molta gente di mia conoscenza a una pericolosissima stasi e ad una ancor più pericolosa fissazione. Ed io che mi ero avvicinato con interesse a questa prospettiva, mirabilmente descritta dal Vasistha Yoga e da Ramana Maharshi (che sono stati fra le mie letture più assidue per tantissimo tempo) ho iniziato ad un certo punto ad avere il bisogno di fermarmi un attimo e di ascoltare quello strano corto circuito che il mio essere aveva quando ascoltava certe frasi. Pur se può essere vero in ultima analisi, il fatto che tutta questa esistenza possa essere una mera illusione, il tutto non si può certo liquidare con quattro frasi messe in croce, negando di continuo la realtà delle cose e la gravità del dolore umano, o con ragionamenti furbi intorno al 'concetto' di illusione e dualità. Se siamo sinceri dobbiamo poi ammettere che questo stato oltre il duale, lo abbiamo finora solo 'letto' da qualche parte o 'ascoltato' da qualche guru, ma nessuno di noi lo ha davvero sperimentato. Esiste davvero quello stato? Come facciamo a saperlo? In tutta onestà non possiamo ancora affermare che esista davvero e non possiamo essere nemmeno tanto certi che non sia uno stato illusorio (o allucinatorio) anch'esso, o che non ci sia qualcos'altro dopo. Quindi in buona sostanza a parte le chiacchiere...che ne sappiamo davvero? Vedo e leggo di gente che non fa che indicare, con una logica stringente per carità, quanto tutto quello che esiste non abbia alcun senso, nessuna sostanza, e quindi nessun valore. E per me, al momento, questo è un atteggiamento molto, molto pericoloso, molto vicino al nichilismo. Inoltre credo che, ammesso che esista, il punto d'arrivo (una coscienza non duale) sia praticamente impossibile per la maggior parte di noi se non viene compiuto un lavoro, uno sforzo per uscire da quella identificazione con l'ego che sembra essere l'ostacolo principale. E a quelli che hanno avuto il coraggio di dirmi che non è così ho sempre chiesto : tu sei nella non dualità? Senza ottenere mai una risposta positiva. Ascolto e leggo persone che sbandierano a tutti in lungo e in largo sul web che l'ego non esiste ed è anch'esso una illusione, che tutto il lavoro per uscirne sarebbe dunque anch'esso illusorio. E dentro di me si va formando sempre di più la profonda sensazione che tutto questo sia solo un mero parlare frutto proprio di un ego ipertrofico che ha trovato un nuovo modo per sembrare 'migliore'. Per il resto credo proprio che un percorso sia necessario per la stragrande maggioranza di noi, che una serie di 'passi' o almeno di punti di riferimento siano imprescindibili per non perdersi in un mare di autosuggestioni su cosa sia o non sia la realtà.

"Non si porrà mai fine alla grande battaglia contro la dualità dichiarandone l’impossibilità, o negando le varie apparenze a essa attribuite e definendole irreali. È ancora più inutile ridicolizzare ogni affermazione scritta o pronunciata che parli di dualità, o che sembri fare uso di espressioni dualistiche per spiegare qualcosa. Negare la realtà della dualità non è abbastanza. Non percepiamo la dissoluzione dell’apparenza finché non scopriamo con precisione cos’è l’apparenza e cosa non è, la “causa” alla radice dell’apparenza, e quindi poniamo fine alle nostre attività che sembrano produrre questa apparenza. "

(William Samuel)

giovedì 6 aprile 2017

Il problema del subconscio e la ricerca delle cause

Uno dei rischi più grandi della 'ricerca interiore' è quello di trovare una presunta 'verità' e aderirvi completamente, ciecamente. Una di queste grandi verità inoppugnabili è rappresentata dall'idea che l'unico modo di lavorare sul subconscio sia che si debba scavare alla ricerca delle cause delle malattie e dei problemi e solo a quel punto, dopo una presa di coscienza, i problemi si possano risolvere. Ho difeso anche io per anni questo paradigma che mi sembrava la soluzione ad ogni problema, pur se per certi versi faceva acqua: moltissime persone che sembravano aver trovato la 'causa' poi non risolvevano un bel niente. Moltissime altre che per anni avevano indagato nell'inconscio con i più diversi sistemi avevano trovato e risolto anch'esse ben poco. Di per contro conoscevo persone che in un mese o due di lavoro avevano risolto tutti i loro problemi. "Sembrerebbe esserci una variabile che non vedo", pensavo anni fa quando le 'terapie' sortivano un effetto molto diverso da persona a persona. La variabile si chiamava 'coscienza', come ho appreso qualche tempo fa. E rimane una delle cose più difficili da spiegare a chi sia ancora incastrato nella ricerca delle cause in qualche punto del proprio passato. Come mi spiegò una delle mie insegnanti, quando si tenta di risolvere un problema nelle nostre vite, non c'è niente da capire, non ci sono cause da processare a livello razionale, c'è solo da essere sempre più coscienti del materiale rimosso, che ha creato cariche non viste. Essere coscienti significa essere lì con l'attenzione e l'intenzione a voler sentire e penetrare questi cristalli solidi in gran parte depositati nel corpo stesso. Si deve avere la ferma risoluzione di essere presenti, intensi, e indossare questo momento di vita come fa la mano con un guanto. Questo, diceva lei, se portato a livelli alti e col tempo, può virtualmente curare ogni disturbo, malattia e scompenso perchè la coscienza ha un potete di guarigione superiore. Ma io non ci credevo e per un po' ho continuato la mia ricerca delle cause nell'inconscio... poi arrivò Hew Len (l'insegnante di Self Identity Through Ho'oponopono) che mi disse una frase che non scorderò mai: "la mente razionale può elaborare 5 bit di dati, contro i 5.000.000 che passano per il subconscio... quindi che cosa vuoi capirne?" Dopo quel giorno e quel corso, smisi totalmente di cercare le 'cause' nel 'subconscio' e iniziai a fare una cosa molto più semplice: mi misi a rilasciare tutte le emozioni e i pensieri riguardo a ciò che accadeva, e cercai di stare sempre più dentro ciò che c'era. Mi spiegò Hew Len che bastava osservare la realtà che abbiamo intorno per vedere Unihipili (subconscio) all'opera, e che un atto di consapevolezza pura (o pulizia come la chiamano loro) poteva risolvere molti più problemi di qualsiasi terapia o indagine (e detto da uno psicologo fa abbastanza impressione). E aggiunse un'altra cosa. La ricerca delle cause è proprio una delle memorie che dovresti rilasciare, è mal diretta e serve uno scopo che non è la vera guarigione. Il che mi fece trasalire. Nonostante tutto qualche barlume di dubbio lo avevo ancora ma iniziai a ragionare in modo differente ed ecco che il mondo divenne molto interessante e i miei problemi iniziarono a dissolversi molto lentamente, pur se non ne comprendevo a fondo le cause. Perchè 'capire' non è 'essere coscienti'. Un altro salto lo feci quando iniziai a insegnare il metodo Yin: molte persone durante il lavoro in gruppo o da soli, processando un sintomo o un'emozione, accedevano spontaneamente al ricordo (se c'era) che aveva dato inizio alla catena di sintomi, e questo unicamente mantenendo la coscienza sul 'qualcosa che faceva male' senza nessun intervento della mente, senza nessuna comprensione 'razionale'. Il contenuto inconscio emergeva da sé (se necessario) quando facevano una cosa molto semplice: diventavano acutamente consapevoli (cioè presenti). Successivamente anche Marina Borruso spiegava che la ricerca delle cause 'passate' è uno dei modi che l'ego ha di spostare sempre in un altro punto dello spazio e del tempo il lavoro (e quindi di non fartelo fare). E' un modo di dare sempre la colpa a qualcun altro. E disse un'altra frase che fu decisiva per me: "nel presente le cause passate e gli effetti futuri coincidono, ed è solo qui, nel presente che puoi fare un vero cambiamento. E' qui che hai potere".  Le prove decisive le ho avute con Zhineng Qigong ovviamente. Laddove in una settimana di lavoro quattro differenti persone mi hanno riportato che durante la pratica giornaliera (del primo livello) ciò che era in fondo, non visto, cominciava ad emergere sotto forma di emozioni forti, stati alterati, vecchi dolori che si risvegliano, ricordi. A me succedeva dal primo giorno di pratica, ma ero convinto che fosse un mio problema, invece le testimonianze che arrivano vanno tutte nella stessa direzione. Il che non invalida certo il lavoro sulle cause 'karmiche', sulle regressioni a vite passate o altri metodi simili che possono essere utili e per qualcuno anche decisivi.  Tutto sommato però dopo 22 anni di attività mi sembra di aver notato quanto un lavoro integrale su tutta la coscienza (conscio, inconscio, livelli superiori e tutte le forze che questi veicolano) non abbia a che fare con il capire, quanto con l'essere intensamente presenti, e non possa limitarsi a una botta e via, una seduta a settimana o un seminario ogni tanto. Il Zhineng Qigong, il Metodo Yin, la presenza, sono pratiche per allargare la coscienza e scuse per fare qualcosa che dovrebbe essere fatto di continuo. La 'pratica' di consapevolezza è un fuoco che dovrebbe bruciare 24 ore su 24, un'attenzione che dovrebbe essere vigile e viva mentre si mangia, mentre si dorme, mentre si fa qualunque altra cosa. Le pratiche sono solo un alimentare questo fuoco con un po' di legna e un ricordarsi la prospettiva.  

Segue una testimonianza molto interessante di Ming Tong Gu che racconta come la pratica del Zhineng Qigong lo abbia portato a guarire malattie croniche e, nel caso dell'asma, a rievocare il trauma originario alla base del suo problema (il video è in inglese).