martedì 7 marzo 2017

Hunyuan ling tong, l'equanimità e le critiche


È sempre così. Quando cominci a fare qualcosa che rompe le scatole all'ego prima o poi l'ego si vendicherà recapitandoti uno o più critici in carne ed ossa. Nella fattispecie, da quando ho iniziato a ritenere opportuno parlare di equanimità, sono sorte le più grandi incomprensioni con numerose persone che da anni seguivano il mio lavoro. La critica più o meno velata che arriva sempre recita circa così: "Ma non lo vedi che l'equanimità è impossibile nel mondo moderno? Che i messaggi di quei vecchi fossili andavano bene per quella cultura ma non per la nostra? Noi abbiamo bisogno di giudizio e azione in questo nostro tempo". Il che significa che non stiamo parlando la stessa lingua. Se ancora pensate che equanimità significhi 'non agire' siete fuori strada, completamente. E lo siete per un motivo ben preciso: l'ego si oppone e tenterà sempre di distorcere qualunque frase o affermazione possa metterlo in pericolo. Ma voi non ci credete. Credete che ad opporsi al concetto di equanimità sia un 'vostro' normale ragionamento logico, il normale buon senso. Non vi rendete conto che anche la logica è sotto il controllo dell'ego, che anche il 'buon senso' non è buono per niente. Siamo per lo più programmi automatici che reagiscono a stimoli esterni senza alcun controllo su queste reazioni, e potete vederlo in migliaia di momenti della vostra vita. Coltivare l'equanimità serve a sganciarsi da questi automatismi e a renderci indipendenti, e non, come molti erroneamente credono, a cancellare la personalità. Non si cancella niente diventando equanimi, lo si rende solo più vasto. La miglior 'tecnica' che conosco è quella suggerita da Gao Weiming durante un seminario a Roma tempo fa, nel quale ci spiegò la teoria chiamata Hunyuan Ling Tong. Senza scendere nel dettaglio del senso delle parole, la frase indica l'atteggiamento che i praticanti di Qigong dovrebbero mantenere di fronte a tutti gli eventi della vita, belli e brutti. Significa allenarsi a pensare che tutto va per il meglio anche quando non sembra farlo o sembra andare in direzioni opposte al meglio, e farlo di continuo fino al punto in cui il nostro primo pensiero (il famoso pensiero primario) diventi Hunyuan Ling Tong invece che uno dei soliti giudizi sulla realtà. Ogni volta che accade qualcosa che genera forti emozioni positive o negative al praticante viene chiesto di ripetere silenziosamente nella sua mente Hunyuan Ling Tong per molte volte fino a che la mente e le emozioni non si siano calmate e non si sia tornati in uno stato di centratura. L'equanimità è questo, iniziare a ritirare i giudizi su ciò che sembra positivo e ciò che sembra negativo e vivere qualsiasi cosa si presenti alla coscienza con la stessa intensità. L'ultima volta che ho espresso questo concetto in un incontro qualcuno si è alzato e ha detto ad alta voce che senza le emozioni non vale però la pena di vivere. Beh, questo è senz'altro un modo di vedere la cosa, e fintanto che abbiamo la convinzione che le emozioni forti siano l'unico motivo per vivere, dovremmo lasciar perdere ogni tipo di lavoro su noi stessi e continuare a ricercare le emozioni forti finché questa esperienza non abbia mostrato la sua vacuità e non ci abbia dato tutto ciò che doveva darci. Se invece siete fra quelli che hanno già intravisto la trappola delle emozioni riconoscendole come quel qualcosa che vincola alla cultura del dramma e sottrae energia, capirete anche perché giorni fa, un altro maestro di Qigong (Tao Qingyiu) etichettava le emozioni come un 'difetto della coscienza', intendendo con questo dire che ogni volta che abbiamo un eccesso emotivo e andiamo fuori controllo è come avere un buco in un palloncino dal quale la nostra energia (qi) comincia a fuoriuscire. La coltivazione dell'equanimità serve a rimediare a questo oltre che al perseguimento di molti altri scopi ben più importanti di questo. Dall'equanimità tutte le emozioni saranno comunque accolte e vissute ma senza attaccamento e senza storie mentali, di modo che possiamo sperimentarne l'intensità senza esserne devastati. Dall'equanimità possiamo agire in maniera molto più decisa, diretta, efficace e ispirata, e anche laddove ci sarà richiesto di combattere, combatteremo, ma da un punto di quiete che resterà saldo per tutto il tempo. E a chi ancora crede che essere equanime significhi rinunciare alle sfide dell'esistenza posso solo consigliare di osservare chi è (o cos'è) che sta facendo questa osservazione e cosa ha paura di perdere rinunciando ai suoi giudizi su giusto o sbagliato. 

Equanimità significa non lasciarsi turbare qualunque cosa accada, conservare una mente immobile e ferma che osservi il gioco delle forze senza perdere la sua tranquillità. 
(Sri Aurobindo)

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