mercoledì 28 dicembre 2016

Per l'anno nuovo

Per l'anno nuovo vi auguro di avere abbastanza volontà da spingervi a rinunciare al vostro vittimismo, alla lamentela e al giudizio. Vi auguro abbastanza coraggio da riuscire a essere voi stessi senza bisogno di appovazione, senza che qualcuno vi dia il permesso. Vi auguro abbastanza umiltà da smettere di pensare di essere migliori di qualcuno. Vi auguro di esserci pienamente, qualsiasi cosa deciderete di fare, vi auguro intensità. Non vi auguro né pace, né felicità, né altre cose del genere. Questi sono i risultati di un lavoro, quindi, tutt'al più, vi auguro di voler davvero fare quel lavoro, di volervi davvero impegnare. Vi auguro di accorgervi della vita che evitate di continuo con i vostri sogni a occhi aperti, con i vostri vorrei, con i vostri 'dovrebbe essere diverso'. Vi auguro di vivere tutta la vita che evitate. E spero che vi accorgiate prima o poi che siete sempre nel posto giusto al momento giusto, secondo quello che la vostra sfocatura inconscia sta proiettando.Vi auguro di trovare la vostra intensità, la vostra centratura e la pace perfetta e di realizzare tutto quello che siete venuti a fare su questo pianeta.

(p.s. auguro lo stesso anche a me, ovviamente!)

domenica 18 dicembre 2016

Il silenzio è la strada

 
Tutti parlano, tutti scrivono, tutti commentano. Siamo nell'era del rumore, dell'information overload, e l'aria è satura di pensieri, di parole, di emozioni. Stiamo gradualmente perdendo la capacità di fare silenzio, fuori e dentro di noi. La mente si è unita volentieri a questo frastuono, ha voluto partecipare alla festa e quindi anch'essa è diventata iperattiva, sparando pensieri, giudizi, commenti su tutto ciò che accade, proprio come si fa sui social. La mente e i social network sono molto molto simili a livello di funzionamento. Sullo schermo passa qualcosa, qualsiasi cosa, una frase, un video, una canzone, e l'attenzione si aggancia a questo qualcosa iniziando a seguire una narrazione della quale diviene totalmente schiava, nella quale si perde. Si reagisce a più o meno tutto quello che passa sullo schermo del pc, così come a quasi tutto quello che passa sullo schermo mentale. Il nostro silenzio è perduto. L'arte di essere fermi è perduta. Ogni impulso a 'condividere' corrode sempre di più quel debole confine fra desiderio di condivisione e bisogno di approvazione, attenzione. Tutti gridiamo in qualche modo 'guardatemi!'. Perché il silenzio spaventa e la solitudine che sembra derivarne annichilisce. C'è in quell'apparente mancanza di stimoli esterni qualcosa che atterrisce. Ma nel silenzio sta l'unica strada per poter ascoltare la voce del proprio Sé. Certo, puoi ben credere che non ci sia nessun Sé da ascoltare e cavartela con un "la realtà è questa qua ed è per tutti così" ed io non avrei nulla da obiettare. Quello che non potresti mai negare è che non sei capace di stare un minuto senza quel frastuono nella tua testa. Quello che non potresti mai negare è che non sei capace di non pensare. E tempo fa, notando con Tolle che era proprio così, notando come tutta la mia esistenza si fosse sempre svolta con questa grande, caotica colonna sonora di sottofondo, mi sono domandato: chissà come sarebbe una vita senza pensieri... chissà se è davvero possibile smettere di pensare... e iniziò la mia impresa, con tantissimi tentativi e tantissime tecniche, ma ahimè ho dovuto (come suggerisce saggiamente Sri Aurobindo) trovare un mio personale modo di farlo, di acquietare prima e spegnere poi gradualmente il meccanismo automatico del pensare compulsivo, padre del parlare compulsivo, dell'esprimere opinioni compulsivo, e del dover condividere ogni singolo contenuto di coscienza sui social, così come nella vita.  Trovando il silenzio ho trovato molti regali. Ho trovato vecchie ferite d'infanzia che mi spingevano a parlare, a difendere le mie opinioni, a cercare di essere meglio degli altri, e che guidavano le mie azioni più stupide. Ho trovato milioni di altre voci che parlavano attraverso di me (genealogia, società, credenze spirituali e religiose). E mettendole tutte a tacere, una per una, con cura, arrivando a un silenzio sempre più profondo e a una quasi totale assenza di rumore ho intrasentito qualcos'altro, una voce differente, debole sul nascere eppure come se ci fosse sempre stata. Questa era sempre calma, sempre lenta. Non aveva mai fretta di dire. Non aveva mai bisogno di condividere, di esprimere o difendere una qualche posizione sulla realtà. Questa voce non mi parlava di alcuna ferita, di alcun passato doloroso. Questa voce, che io oggi chiamo voce interiore, è stata ed è la mia guida, il mio maestro e il mio terapeuta. Arriva un momento in cui piuttosto che sentire i consigli degli altri su cosa è giusto e sbagliato fare, è necessario e imprescindibile contattare questa voce, che può udirsi esclusivamente nel silenzio più profondo. I 'buoni consigli', la 'saggezza popolare', il 'senso comune', le 'tradizioni', le 'critiche costruttive' saranno sempre lì come mille altri suoni disturbanti a distogliere l'attenzione da quell'unica, serena, sottile voce che saprà sempre cosa fare e come farlo. Non hai più bisogno dei consigli degli altri quando impari a fare silenzio. Non hai più bisogno di parlare di te quando impari a fare silenzio. E intendo proprio silenzio integrale, nelle parole, ma anche nelle azioni, anche e soprattutto nel cercare continuamente di dire agli altri 'guardatemi', anche e soprattutto nel voler sempre stare in mezzo alla folla affinché qualcuno prima o poi ti noti. Se il silenzio non è integrale, se non c'è silenzio nelle azioni oltre che nei pensieri, non lo hai ancora trasportato nella vita reale e hai ancora bisogno del rumore per sentirti vivo.  Devi proprio perdere completamente interesse a far parte del rumore collettivo, di quella grande fanfara che si sta svolgendo là fuori per tenere tutti quanti allegri, distratti e ubriachi, e devi renderti conto che quella grande fanfara è soltanto una gigantesca trappola che ti allontana dal tuo vero Sé e da ciò che è meglio per te. A quel punto il silenzio ti si farà manifesto. A quel punto la strada da percorrere ti sembrerà chiara e luminosa come mai lo è stata prima nella tua vita. Sarà una strada che dovrai percorrere da solo e sarà l'unica strada davvero percorribile per te.
 

mercoledì 7 dicembre 2016

Spontaneità e punti di potere

"Ho l'impressione che la disciplina e le pratiche ripetute nel tempo ti rendano meno spontaneo, che tutto questo lavoro su di sé renda impossibile essere davvero sé stessi per ciò che si è" diceva ieri qualcuno con cui parlavo. Il qualcuno con cui parlavo era nella situazione di aver 'lavorato' per anni su di sè e di essersi stancato, per via del fatto che poco era cambiato e che lo sforzo non gli sembrava più valere il risultato. Era altresì nella posizione nella quale qualcosa da dentro che era stato privato di energia e di attenzione per lungo tempo, qualche vecchio impulso, qualche vecchia rabbia e alcune tendenze latenti stavano tornando alla carica con aumentata veemenza, con la forza trascinante di un torrente in piena, quindi lui si domandava... "se questo è in me ed esce, perchè resistergli? Non è forse questo che l'essere vuole da me?". Mio malgrado mi sono ritrovato spesso nella situazione di questa persona, in momenti nei quali sembrava non aver funzionato nulla, momenti nei quali siamo portati a dire che sono tutte cazzate e masturbazioni mentali. Sono spesso stato travolto dalla forza di un inconscio che sorgeva a difesa di se stesso in quei periodi in cui il lavoro sembrava non funzionare e il livello di attenzione cosciente di abbassava. Sono momenti questi, di fondamentale importanza, momenti che possono fare la differenza e operare il 'salto' se se ne coglie l'importanza e li si osserva per ciò che realmente sono. In primo luogo però, secondo me, un mago errante dovrebbe riflettere sul concetto stesso di spontaneità per come ci viene venduto normalmente: fare ciò che si sente di voler fare quando si sente di volerlo fare, senza alcun retropensiero. Fare solo ciò che naturalmente 'risuona', solo ciò che ci fa stare bene. Se non si ha una qualche conoscenza di sè, questa è senza dubbio la regola di vita più sensata da seguire, perchè implica il semplice riconoscimento del fatto che 'io' devo stare bene, che 'io' devo spegnere ogni fuoco e rimuovere ogni disagio il prima possibile.  Chi invece ha una minima conoscenza di sè e del suo universo interiore, si sarà ben accorto che spesso ciò che spontaneamente siamo portati a fare, ciò verso cui siamo sospinti, non sempre porta benessere e armonia nelle nostre vite, e non sempre è privo di strani effetti collaterali visibili solo a posteriori. Per chi indaga sè stesso è palese poi che non c'è un unico 'io' che ha queste pretese... ce ne sono decine, forse centinaia, a tentare di dirigere la nave della 'coscienza' verso ciò che desiderano. E ognuno vuole qualcosa di differente, ognuno entra in funzione in maniera totalmente automatica in situazioni e con persone differenti, rendendoci totalmente inconsci, addormentati. E spesso tutti questi 'io' desiderano cose diametralmente opposte. Questa famigerata spontaneità così come appresa, sarebbe niente più che dare retta a uno di quegli 'io', quello che in quel momento fa la voce più grossa. Questo è un modo di esistere, che non ha nulla di male, se non fosse per il fatto che così facendo siamo sempre in balia di una folla di voci che non possiamo e non potremo mai gestire, e saremo sempre spinti da qualcosa che non potremo dirigere verso nessun fine che abbiamo realmente scelto. In questo modo di esistere non c'è davvero un 'io' ma centinaia di piccoli programmi arrivati da chissà dove che presuntuosamente si spacciano per 'io', e che con violenza difenderanno il loro diritto di esistere, ma non c'è davvero nessuno che mandi avanti la baracca. Questo è il nostro modo di funzionare normale, un modo che disperde energia, attenzione e che impedisce alla maggior parte di noi di realizzare qualcosa di veramente grande, eccetto per ciò che uno di questi 'io' ritiene grande. Questo è un modo di funzionare reattivo, inconscio e oscuro che ci mette su linee di vita 'accidentali' che non abbiamo scelto coscientemente, linee di vita che ammalano, impoveriscono e in genere privano di potere. Linee di vita che, normalmente, ripetono copioni già scritti e già vissuti da altri prima di noi. Ora, il 'lavoro' dovrebbe servire a dare a questa flotta di 'io' un centro di comando.  Incanalando tutta questa energia che normalmente viene dissipata nei vari 'io', rendendola stabile e impedendo che gli 'io' abbiano il sopravvento, succede un fatto molto particolare: questi perderanno il controllo e cominceranno a minacciarci di morte (seriamente), a opporsi a ogni disciplina che vorremo dare loro, a ogni privazione, per ogni loro 'spontaneità' che non verrà soddisfatta. La vita psichica cercherà di non morire sollevando qualsiasi genere di resistenza, dubbio e mettendo in discussione tutto quello che abbiamo fatto\letto\imparato fin qui. Questo è un punto di potere, un momento nel quale possiamo decidere di rinnovare la ferma e irrevocabile decisione di mantenere l'attenzione, la pace e di non cedere alla trascinante forza di automatismi inconsci, oppure di raccontarci storie come quella della spontaneità, o come quella del 'beh ma ogni tanto devi pure rilassarti' o del 'beh ogni tanto ci si deve pure incazzare'. Non c'è niente di male a sospendere e rilassarsi o a incazzarsi ogni tanto, se non che al 99 per cento dietro queste pause dalla centratura c'è sempre una memoria, un pezzo si sfocatura che ha deciso di non morire e di non farvela passare liscia, e che attraverso questa temporanea sospensione del lavoro sta tentando di riappropriarsi della vostra energia (spesso riuscendoci e spesso arrivando alla fine a invadere tutto lo spazio dell'attenzione cosciente). Se superiamo questi picchi di provocazione della mente subconscia senza identificarci, succederà che, passata la fase critica, sperimenteremo una pace molto profonda, uno stato di allargamento e una espansione molto molto tangibili. Succederà che la mente subconscia avrà perso una battaglia e che la volontà risulterà potenziata, con il risultato che riusciremo a dirigere sempre meglio le nostre linee di vita. Togliendo costantemente attenzione ed energia ai piccoli 'io' questi finiranno per morire e per lasciare spazio a qualcos'altro. Ma in questi punti di potere la forza richiesta sarà ben superiore a quella normalmente impiegata per un rilascio o uno 'stare e dissolvere'. Sarà richiesta una motivazione più forte, in un certo senso sarà richiesto un votarsi integralmente a una causa superiore, alla costruzione di una grandezza che è diversa da tutto ciò che esisteva finora e che non sorge da nessuno di questi piccoli 'io' ma da un 'IO' più grande, più vasto, che inizieremo a udire solo quando tutti gli altri saranno ridotti all'assoluto silenzio.