lunedì 31 ottobre 2016

Week End di Zhineng Qigong


TEORIA E PRATICA DEL ZHINENG QIGONG
Weekend INTENSIVO
a cura di Andrea Panatta

In questi due giorni studieremo più a fondo le caratteristiche degli esercizi del Zhineng Qigong. 
Esploreremo i fondamenti della teoria olistica hunyuan sulla quale si basano i movimenti e le meditazioni che sperimenteremo durante i due giorni di pratica.
Esploreremo più a fondo principii e pratica della formazione del campo di qi, del lavoro su se stessi attraverso i metodi del Zhineng Qigong (peng qi guan ding fa, xing shen zhuang, zhan zhuang, chen qi, la qi).
Studieremo il modo ottimale di usare la mente per rendere la pratica del Zhineng Qigong efficace e ricca di risultati, e le modalità per applicare il qigong alla vita quotidiana.
Non sono richieste esperienze precedenti.

CONTRIBUTO WEEKEND 100 EURO
CONTRIBUTO GIORNATA SINGOLA 50 EURO
PRANZO VEGETARIANO SU PRENOTAZIONE

POSSIBILITA’ DI SOGGIORNARE PRESSO LA STRUTTURA
NECESSARIA PRENOTAZIONE
Per prenotazioni : 3285459762 – a.forzavitale@gmail.com

Forza Vitale Asd Aps
Via Ragusa, 5/b Ardea - Roma
Tessera Associativa 2016 - 10 euro
www.forzavitale.net



Integrazioni, silenzio e una spiritualità nuova.... forse

Non tutta la saggezza sta in una sola scuola, recitava un (mi pare) proverbio hawaiano. Non è più tempo di polarizzarsi in una sola versione dei fatti, una sola teoria della realtà. Viviamo vite di integrazione nelle quali interagiscono mille frammenti apparentemente casuali di esperienza ai quali stiamo cercando di dare un senso, chiamando questa ricerca con i nomi più diversi - ricerca interiore, spiritualità, metafisica, alchimia - e raccontando storie che determinano il carattere e il modus operandi della nostra personale ricerca. Ma ciascun percorso è solo un frammento del puzzle molto più vasto in cui ci troviamo e, francamente, ogni frammento risulta davvero angusto rispetto alla vastità del lavoro che la coscienza deve fare e sta, in realtà, facendo. Possiamo adottare un principio, sperimentarlo per vederne effetti e concatenazioni, ma dovremo essere pronti a sacrificarlo qualora la realtà non sembri più rispecchiarlo. Poichè c'è la concreta possibilità che molte delle cosiddette 'leggi' spirituali, molto di ciò in cui crediamo e che crediamo di vedere, siamo in effetti noi a crearlo, aderendovi con la convinzione. Può darsi, e sottolineo, può darsi, che siamo noi a fare tutto, leggi e controleggi, premi e punizioni, bene e male e così via... ma quel 'noi' che fa tutto questo rimane tutt'ora un mistero per molti ricercatori. La mia sensazione, come scrissi qualche giorno fa, è che si debba ripartire da zero per scoprire questo io, che si debba ricominciare a farsi domande e a cercare nella realtà le risposte invece di sostituirle con la dottrina di qualcun altro. E ho avuto la chiara esperienza del fatto che le risposte arrivano nel momento in cui la mente inizia a calmarsi e a smettere di ripetersi cose lette o sentite.
L'integrazione di diversi milioni di pezzetti di esperienze, conoscenze e pratiche, accade in quel silenzio mentale, in quello stare. Stare significa osservare senza essere trascinato da ciò che osservo, e mentre osservo non aggiungo e non tolgo nulla, non mi racconto storie e non credo a nessuna storia raccontata da altri (per quanto autorevoli). Mi piace pensare che il segreto di tutto sia, come scriveva Taddhesus Golas, la ferma determinazione a voler essere cosciente di tutto ciò che passa attraverso il mio sistema senza modificare nulla. Ma è più facile a dirsi che a farsi. Ci sono pensieri che ci rifiutiamo di ascoltare ed emozioni che non vogliamo attraversare. Questa resistenza può essere così forte e spaventosa da renderci inconsci, provocare sintomi, addormentarci. Ci sono credenze che abbiamo difficoltà a disintegrare perchè il guru, l'insegnante o il papà di turno ce le hanno preconfezionate e installate dentro e ci sentiamo di tradirli se le lasciamo andare per sperimentare una realtà più vasta. Ma tant'è. Siamo noi i primi ad essere stati traditi da chi ci ha assicurato che la realtà stava così. Non facciamo che aderire e imitare, ma potremmo invece integrare e aumentare la nostra capacità di sperimentare realtà. Ciò significherà magari buttare un migliaio di vecchi libri e registrazioni di seminari e imparare finalmente a fare silenzio dentro di noi. Ciò significherà forse diventare creativi anche nel campo della ricerca spirituale (che ahimè soffre di una enorme carenza di creatività) e avere il coraggio di tracciare nuove strade, percorrere sentieri che non sono 'ufficiali', non sono scritti su nessun testo sacro, ma ci condurranno lentamente a ciò che stiamo cercando. Ciò significherà rinunciare ai nostri miti ed eroi della spiritualità e ricominciare dall'unica cosa realmente importante, la nostra esperienza di vita.

venerdì 21 ottobre 2016

Da zero

Sento nettamente il bisogno di qualcosa di nuovo nella ricerca interiore. Sento che tutte le parole già usate si sono consumate. Tutti i concetti esplorati si sono disfatti. E le esperienze che ho potuto fare puntano tutte in una sola direzione: bisogna ripartire da zero. Da sè stessi in buona sostanza. Una sperimentazione nuova, che nasca non più da un libro (o centiaia di essi) o dalle parole di un relatore (men che meno dalle mie, che mi hanno stancato come quelle di tutti gli altri), ma da dentro di noi. Credo che la nostra coscienza sia ben equipaggiata per un lavoro del genere, credo in fin dei conti che è proprio questo che siamo venuti a fare. Sembra proprio che la vecchia definizione di 'spiritualità' con tutto il suo coacervo di astrazioni, illusioni e fantasie, sia alla fine crollata sotto il peso della mancanza di approccio scientifico. Ma è proprio di un approccio scientifico che abbiamo bisogno, di fare esperimenti e valutarne i risultati. Altrimenti continueremo a sognare mondi immaginari e credere in qualcosa che non possiamo, al momento, sperimentare. Restano alcuni punti fermi e alcune esperienze. Il fatto centrale è che quando la mente è ferma e senza pensieri, e solo in quello stato, è possibile percepire 'altro'. Ma dev'essere chiaro che prima di poter percepire con netta precisione, il pensiero dev'essere sospeso del tutto e con esso il turbinio delle emozioni, altrimenti ogni cosa che pensiamo di percepire sarà colorata di sfocatura e prenderemo  fischi per fiaschi, costruendoci sopra intere discipline, credenze, religioni. Con la mente quieta arriverà il prossimo livello di lavoro, percepiremo strutture interne, esterne, energie, connessioni e tutto il resto che ci sarà dato per lavorare. Ma una mente quieta è imprescindibile. E una mente non potrà essere quieta se non sospende ogni definizione, compresa ogni definizione di spiritualità, anima e tutta quella gran quantità di etichette che abbiamo dato a fenomeni che stavamo percependo sfocati. Sì, mi rendo conto che sto suonando come un disco rotto, ma è davvero un fatto centrale. Non stiamo scoprendo niente di reale fintantochè abbiamo aderito a definizioni di altri.

sabato 15 ottobre 2016

Le favole di 'io'

Un fenomeno reale non può essere sperimentato in tutta la sua intensità se vi sovrapponiamo una nostra interpretazione. La sfocatura inconscia tenterà sempre di rappresentare e schematizzare, prevedere e calcolare. E' incredibile quello che la sfocatura riesce a fare per provare a se stessa, la quantità di cose in cui crede ciecamente, ed è incredibile quanto ogni credenza ti faccia perdere poi il contatto con il fenomeno reale, con quello che c'è. La sfocatura mette una distanza fra le energie operanti nella realtà e l'attenzione che può sperimentarle. Quando qualcosa arriva nella tua vita hai due scelte: puoi iniziare a pensarci su ed entrare nell'inferno mentale dei tentativi di capire\mettere a posto\razionalizzare\gestire, o puoi decidere di stare nell'intensità del fatto, qualsiasi cosa esso ti stia portando. Nell'intensità, una delle cose che perderà presto il suo fascino sarà la descrizione di fatti metafisici, spirituali. Scemeranno tutti quei tentativi di spiegare con una logica lineare fatti che non possiamo comprendere. Un giorno o l'altro ti troverai a volerla davvero finire con tutte queste storie sui chakra, le aure, i corpi sottili, la magia, Dio, gli spiriti, gli angeli e tutte le altre menate che sovrapponi alla realtà diretta. Sono bei racconti di qualcosa che avviene o è avvenuto e a cui hai cercato di dare un senso sulla base dei libri che avevi letto e dei corsi che avevi frequentato, di quello che qualche tuo guru ti aveva assicurato essere così. Ma un giorno o l'altro sarai costretto a sperimentare direttamente la vita, l'intensità, e a fare un salto fuori da tutte queste mappe e definizioni. Una notte ti sveglierai di soprassalto e inizierai a sentire che qualcosa non quadra, che c'è tutto un altro gioco che la coscienza gioca al di fuori delle tue spiegazioni e delle tue fantasie infantili, quelle poche che ancora sopravvivono. Nell'intensità di un momento presente lucido e senza mente ti sembrerà di aver 'capito' qualcosa, di aver 'afferrato' quello stato di perfezione, ma un momento dopo la mente sarà già ripartita a cercare di spiegare, razionalizzare, mettere in fila parole che  tentano di rappresentare l'infinito ma che in ultima analisi sono solo tentativi di non abbracciare mai davvero questo infinito. E lo vedrai. Vedrai che ogni volta che pensi dici 'io', cerchi di darti ragione e preservare la favola che ti racconti. Pensi e ragioni da un centro che non c'è, che non ha alcuna sostanza. E non potrai fare a meno di farlo, perchè è un programma inscritto profondamente nella biologia, è il programma più pesante e ingannevole che sia in esecuzione nel tuo sistema operativo. Vedrai che ogni favola metafisica che ti racconti sul senso delle cose è, in ultima analisi, un passo che ti allontana dalla presenza e dall'intensità, e vedrai che è sempre 'io' che cerca di rassicurare se stesso, raccontandosi delle storie. E allora forse la vorrai smettere. Smettendola capiterà che vedrai qualcosa che non ti aspettavi. Vedrai, forse, che la realtà si addensa in eventi, secondo forze di cui siamo in minima parte consapevoli, forze che hanno a che fare solo marginalmente con corpi sottili, chakra, aure e forme pensiero. Vedrai la realtà esistere e muoversi, non vista, non comprensibile finchè tu non deciderai di fare silenzio e di far smettere quel vociare nella tua testa. A quel punto, quando deciderai di divenire massimamente consapevole, cosciente, quegli addensamenti della realtà che chiami 'eventi', diverranno chiari e chiaramente capirai che non hanno nulla a che fare con le favole che IO si raccontava.


mercoledì 12 ottobre 2016

La ricerca delle cause e il momento presente

Il paradigma terapeutico più popolare è rimasto per anni quello della 'ricerca delle cause' di un disagio, di una difficoltà, di una malattia. In generale, anche a causa di una nutrita letteratura sull'argomento, ci è stato insegnato che un problema attuale ha sempre radici in un evento passato non integrato, dimenticato. E questo può essere formalmente vero. Quello che sembra non funzionare per molti di noi è l'impresa della ricerca delle cause del male, l'impelagarsi nella navigazione dell'inconscio e il tentativo di decodifica del sintomo secondo mappe e schemi scoperti da altri. E' stato sostenuto che 'capendo' o 'rivivendo' il trauma passato si può sciogliere il nodo nel presente. Per qualcuno questo ha funzionato, per molti altri no. Qualcuno ritrova se stesso negli schemi proposti da altri e riesce a far corrispondere un suo problema a una causa karmica, qualcuno riesce a 'rivivere', 'ricordare' e sbloccare. Ma molti altri no. Ecco perchè negli anni ho gradualmente abbandonato questo sistema di lavoro che mi risultava molto svantaggioso. Ho iniziato ad abbandonarlo quando conobbi Hew Len, l'insegnante del moderno Ho'oponopono, al quale sottoposi alcune domande in merito a certe cose che accadevano nella mia vita e nelle vite delle persone con le quali lavoravo. E la sua risposta fu chiara e precisa. "Le cause possono essere multidimensionali e non legate alla storia della singola persona e potresti non 'capirle' mai". I miei dubbi sono stati confermati da molte persone dalle quali ho imparato a ragionare attorno alla sfocatura e ai suoi meccanismi proiettivi. Da Michael Brown ho imparato che molti dei 'risentiti inconsci' che ci troviamo a testimoniare potrebbero non essere legati a nessun ricordo cosciente in quanto, ad esempio, vissuti dalla madre che ci portava in grembo e presenti in noi sono come ricordo 'emotivo'. Marina Borruso durante un incontro spiegò chiaramente che quel dolore che incontriamo nelle nostre esistenze non è solo 'nostro', ma è legato al dolore di tutta la collettività, di tutta la genealogia che ci ha preceduto. E' da anni quindi che ho smesso di cercare le 'cause' di un problema nel passato, annaspando nelle vite passate o nel karma. Oramai uso la descrizione del karma solo come contesto per convincere le persone a stare con quello che c'è e attraversarlo. Il 'lavoro' sulla sfocatura è un lavoro di presa di coscienza, di attenzione, di disponibilità ad attraversare in piena intensità ciò che ogni momento mi porta, senza sbattermi per evitarlo o capirlo. A un certo punto con l'ho'oponopono e i risultati della pulizia, con il rilascio e negli ultimi tempi con il metodo Yin, ho visto che la coscienza, l'attenzione focalizzata e l'intento di vivere pienamente ciò che c'è, produce un effetto di trasformazione e guarigione. E' nel presente che incontro tutto il mio karma, tutto il mio passato, tutta la mia psicologia inconscia ed è qui, in questo momento, che decido diversamente cambiando il passato, qualunque sia. E' qui in questo momento che posso dirigere la mia volontà per non farmi trascinare dal subsconcio pre-programmato e che mi dispongo a 'sentire' in profondità la vita che si esprime attraverso i disagi che incontro. E, attraversando, dissolvo, cambio, sciolgo nodi, quegli infiniti nodi dei quali posso non essere mai cosciente attraverso un 'capire' mentale. Ho appreso che molto, moltissimo, del lavoro va fatto ascoltando il corpo e usandolo come un trasformatore di energie. Non è un lavoro mentale, non può esserlo se non in minima parte. Lo stesso Hew Len ci disse all'epoca che l'unico ruolo della mente è la decisione, decidere di perpetrare le memorie, aderirvi e perdersi nel cercare di argomentare, capire, parlarne o decidere semplicemente di lasciarle andare e affidarle affinchè siano ripulite.  Questo è al momento, per me, il nocciolo del discorso per ciò che è chiamato 'lavoro su di sè'. Nel presente, nell'intensità, nell'attenzione, incontro tutto ciò che mi serve per lavorare e rivedo chiaramente la storia che sta cercando di replicarsi attraverso di me. Nel presente posso decidere. Nell'intensità posso dissolvere ciò che mi tiene schiavo.