mercoledì 31 agosto 2016

La disciplina, il percorso diretto

Abbiamo bisogno di una disciplina pratica. Abbiamo bisogno di uno sforzo costante e continuo in direzione dell'intensità, della centratura, che col tempo diviene sempre più semplice, quasi automatico. Personalmente non posso credere a chi dice che siamo già perfetti e che dobbiamo solo accorgercene, anche se in ultima analisi ciò può risultare vero. Non posso aderire a filosofie spirituali quali che siano, poiché è sempre una esperienza reale che sto cercando. E un'esperienza spirituale deriva sempre e solo dallo sforzo che ho fatto per arrivarci. Non posso sapere come, non posso sapere quando, eppure la 'grazia' è direttamente proporzionale alla disciplina che mi sono dato nel preparare il terreno. Ci saranno sul percorso un milione di deviazioni, di 'tentazioni'. Ci saranno momenti disperati in cui penserò che tutte queste fandonie non portano a nulla e sono solo masturbazioni mentali, e proietterò là fuori 'altri' che tenteranno di riportarmi alla via  razionale, la via dell'ego, giustificandola come l'unica possibile. Ho imparato a mie spese che queste sono solo resistenze, di quella parte di noi che non vuole morire. E, detto fra noi, quella parte DEVE morire. Ho provato a essere più soft per qualche tempo perché a qualcuno dà fastidio il concetto della morte dell'ego, tuttavia il tempo della delicatezza per me è finito. Se non si capisce che il 99 per cento del percorso spirituale riguarda l'eliminazione totale del proprio egoismo, delle proprie proiezioni e fissazioni, è quasi impossibile progredire. Se non si capisce che il 99,9 per cento della nostra sofferenza sta nell'identificazione con la nostra personalità, risulta anche difficile capire perché è necessario uno sforzo, che controbilanci quella forza attrattiva verso il basso che è l'ego. Molti di noi non cercano questo, cercano il miracolo, cercano l'esperienza nella luce, o altri fenomeni psichici, il contatto con lo spirito guida o con l'angelo custode. Sono senz'altro tutte cose che io stesso ho cercato e in parte trovato, ma, ahimè, sono solo 'accessori' per quel lavoro decisamente meno appetibile che è la trasformazione della propria sfocatura. E non basta un workshop di uno, due, o dieci giorni per raggiungere lo scopo. Serve un'intera esistenza dedicata a questo solo scopo. Serve tutta una vita nella quale miriamo alla pace anziché a tutto il resto. Molti cercatori ad un tratto si sono resi conto che non c'era nulla di più importante. Hanno gradualmente abbandonato tutto il 'superfluo', tutti gli obiettivi secondari, tutti gli attaccamenti non necessari, le passioni ingombranti, le tendenze che agivano come un freno e sono andati dritti dritti al centro di quella pace perfetta. Questa dedizione arriva solo quando vedete la futilità di ogni altro ottenimento, quando ne vedete la temporaneità. Quando vedrete che amici e affetti intorno a voi si ammalano e muoiono, che periodi finiscono per non tornare più, quando l'impermanenza verrà davvero a farvi visita e la smetterete di fuggire (sì anche attraverso uno di quei percorsi spirituali che vi raccontano quanto siete potenti e che potete ottenere tutto) allora forse vi sveglierete. Allora forse vedrete che quasi tutto quello che fate nella vita sono tentativi di fuga, di rincoglionimento per non sentire il vuoto che la morte e la fine delle cose sembrano rappresentare. Se arriverà questo fondamentale momento e lo vivrete in piena centratura, questo momento vi darà il carburante necessario, la dedizione per abbracciare integralmente quello che io chiamo il 'percorso diretto'. A quel punto molti dei libri, dei maestri e degli insegnamenti che fino a un giorno prima vi ispiravano saranno lettera morta, mentre altri tipi di libri, maestri e insegnamenti che magari avevate avuto sotto gli occhi per tutto il tempo, inizieranno a chiamarvi, con un suono irresistibile. A quel punto, e solo a quel punto saprete qual è la disciplina che dovete seguire e inizierete spontaneamente a seguirla.


sabato 27 agosto 2016

Non difendere le tue storie

Perché segui un percorso 'spirituale', di crescita? Perché studi materie esoteriche, metafisiche? Perché cerchi lo sviluppo interiore, pratichi un lavoro su di te, ti dedichi alla meditazione? La risposta a questa domanda è forse la più importante di tutta l'impalcatura che hai costruito e che chiami spiritualità. In generale, perché fai quello che fai? Quando pongo questa domanda alle persone, molti rispondono con idee astratte o vaghe, ma a mio sentire tutti noi abbiamo iniziato per una ricerca di senso e per una sofferenza che non riuscivamo a gestire o superare. Nella ricerca interiore cerchiamo soluzioni, a volte consolazioni. Cerchiamo storie che mettano a posto la parte assetata di 'senso'. Ma finiamo quasi sempre per accontentarci delle storie che altri ci hanno raccontato e sposiamo principii per il solo fatto di essere d'accordo con loro. Ci fermiamo alla superficie di un qualcosa che ha bisogno invece di essere esplorato, approfondito, praticato. Leggiamo, studiamo, pratichiamo un po' di questo e un po' di quello ma difficilmente arriviamo a un'esperienza stabile delle cose che stiamo cercando\studiando, e quindi parliamo, parliamo, parliamo. E quel che è peggio è che ci impegniamo in crociate per convincere anche gli altri. Ognuno di noi sostiene una teoria che sottolinea un probabile pezzetto di realtà, e cerca costantemente di difenderla, di attaccarcisi come se fosse vitale, raccontandone la storia. Queste storie ci seducono, ci instupidiscono come una droga che progressivamente ci allontana da una esperienza diretta. Le storie sono utili fino a un certo grado di sviluppo interiore, ma prima o poi dobbiamo deciderci a ricercare una esperienza diretta. E l'esperienza sorgerà in primo luogo dalla coltivazione di una mente serena, di una mente silenziosa priva di storie. Una mente che possa accogliere qualcosa di vivo e reale. Ma non possiamo avere una mente silenziosa fintantoché nutriamo e ci attacchiamo alle nostre storie, alle quali crediamo con tutti noi stessi perché l'ha detto quel guru, o quell'autore famoso. Non possiamo essere silenzio se siamo occupati a difendere un'idea o un'opinione. Il silenzio sorge dal non difendere più nessuna opinione perché è chiaro che ogni opinione è corretta per il suo portatore e ogni esperienza è genuina per chi la fa, ma completamente errata per chiunque altro.
Perché difenderla? Una mente silenziosa passa per l'innocuità. E l'innocuità diventa una scelta di vita a un certo punto del vostro percorso. Una scelta radicale. Probabilmente non adatta a tutti. Fatto sta che una volta viste le conseguenze di qualsiasi azione scaturita dall'ego e dall'attenzione al proprio esclusivo beneficio, una volta toccati con mano i disastri perpetrati in nome di ciò che è giusto (che è giusto solo per noi e per chi la pensa come noi), e delle storie che ci raccontiamo in proposito, l'innocuità o almeno il tendere verso essa, diventa una scelta irrinunciabile, diventa in effetti l'unica scelta possibile. L'innocuità è non attaccare. Mai. E ancor meno difendersi da eventuali attacchi. E' uno stato di resa interiore, uno stato passivo, possibile solo e soltanto una volta che hai visto l'inutilità di qualsiasi altro gesto, pensiero, parola. E' possibile solo quando smetti di raccontarti qualsiasi storia su cosa sia la spiritualità, a sganciarti da ciò che alti hanno detto, e inizi a cercare e ad avere in coraggio di fare esperienze dirette.

venerdì 5 agosto 2016

La via di mezzo

Non ti posso dire com'è la via di mezzo. Non ti posso raccontare tutto il tratto di strada che ho fatto fin qui. Se lo facessi ti racconterei una bella favola, ti tratterei alla stregua di un bambino. Metterei a tacere la tua curiosità, per un po'. Ma la realtà è che nessuno può raccontare niente di come ha fatto per arrivarci. Qualcuno ci è inciampato. Qualcuno invece ha spinto le sue capacità di disciplina e sopportazione fisica all'estremo. Tutti però prima o poi si sono arresi. Ci sono metodi è vero, tecniche, vari tipi di percorsi, ma è tutto sempre la stessa cosa. Si tratta di arrendersi. A cosa? Al fatto che la vita ha delle oscillazioni, delle polarità. E se decidi di cavalcarne una e restarci il più possibile ti starai già garantendo l'ingresso in quella opposta. E non potrai fare niente per evitarlo, non c'è niente che possa opporsi al continuo oscillare. Niente tranne la via di mezzo, la via che passa per la resa. Ma io non posso fare niente per insegnartelo, non posso parlartene e anche se lo facessi non mi crederesti. Un consiglio però posso dartelo. Smetti di lottare, di difenderti, di accusare, di pensare di dover cambiare qualcosa o qualcuno, smetti di credere di dover essere diverso da quello che sei per incontrarla. Smetti di volere qualcosa a discapito di qualcos'altro, qualcuno a discapito di qualcun altro. Smetti di resistere e allora, forse, la incontrerai.

Buona fortuna.