giovedì 31 marzo 2016

Ego sì .. Ego no

Ricevo:

Caro Andrea, sono qui di nuovo a scriverti perchè durante ciascuna delle conferenze ti ho sentito menzionare il “problema" dell’ego ogni volta e ho ogni volta come una morsa nello stomaco a dirmi.... che si.. c’è qualcosa che mi non quadra.... Dal punto di vista della dualità.. non  è forse anche quella l’ennesima illusione da rilasciare? Non siamo già noi ciò che stiamo cercando? Che bisogno c’è di lottare contro qualcosa che in definitiva non esiste? Inoltre mi hanno detto che l’ego è utile a vivere in questo mondo...... perciò non  sarebbe pericoloso esistere senza? Perchè mai io dovrei sbarazzarmene? Ecco non ti nego un certo quale fastidio alla tua insistenza su questo argomento...”

Rispondo:
Il problema dell’ego è molto più che un semplice punto di vista o un pensiero da rilasciare. Se fosse così semplice probabilmente non ci sarebbero in tutta la storia della spiritualità, centinaia di differenti maestri e tradizioni che non soltanto ci hanno messo in guardia ma che ci hanno anche consegnato migliaia di metodi per far fronte a questo ‘problema’. Se fosse così facile non ci sarebbe bisogno di nessun percorso, sperimenteremmo tutti lo stato di unione col sè e tutto ciò che questo comporta, e non ci sarebbero percorsi da fare per ‘giungere’ a conoscere ciò che come giustamente dici, già siamo.


Ma vedi, nessuno di noi, me compreso, dimora in quello stato permanentemente. Noi parliamo di quello stato, pensiamo a quello stato, leggiamo libri su quello stato e ci riempiamo la bocca di concetti presi da altri che descrivono quello stato, che però in molti di noi è ancora solo potenziale. Dal canto mio ho sperimentato quello stato diverse volte per periodi progressivamente più lunghi e, col tempo, sono arrivato a comprendere che proprio quell'ego che tu configuri come una banale ‘illusione’ mentale  è in realtà un costrutto molto più complesso e autoconsciente ed è la vera origine del problema della cosiddetta separazione da quello stato. L’ego è senz’altro una illusione ma una illusione molto ben strutturata e alla quale deleghiamo tutto il senso del nostro vivere a livelli davvero molto profondi, e questo è così finchè non facciamo un ‘lavoro’ per uscirne. Siamo totalmente identificati con questa forma pensiero (perchè quello è) totalmente disfunzionale la quale purtroppo, come un virus informatico, infetta e danneggia ogni nostra interazione con la ‘realtà’. Ora, il fatto che provi ‘fastidio’ al mio insistervi, per me significa che proprio il tuo ego sta resistendo. Resistere è una delle sue caratteristiche principali, oltre a quella di mettere in discussione, criticare e svalutare qualsiasi cosa possa metterlo davvero in pericolo. Come dice “Un corso in miracoli”, l’ego cerca per non trovare. Non vuole trovare nessuna reale risposta, nessuna reale forma di risveglio della coscienza, perchè ciò significherebbe la sua fine, dunque si incastra in mille dettagli, mille piccoli rivoli che gli - e ti - fanno perdere tempo, coscienza e possibilità. L’ego ama la complessità, i percorsi lunghi e complessi, i lunghissimi libri di ‘teoria, e aborre la semplice pratica della consapevolezza, dell’intensità nel momento presente. Funziona così per tutti, e in questo suo atteggiamento risiede il motivo per cui le cose non funzionano, i percorsi non danno risultati o vengono scelti percorsi spesso infruttuosi al fine della propria crescita. Questo è il motivo di tutte le tragedie e i disastri perpetrati dall’ego nelle sue varie forme e strutture per preservare se stesso. Certo io di questo non posso convincerti e non posso venderti un prodotto. Prima devi vederlo coi tuoi occhi perchè anche leggerlo su centinaia di libri non sarà mai abbastanza. Prima devi vedere come questa parte di te saboterà tutte le tue migliori intenzioni, come giudicherà costantemente tutto e tutti per evidenziare la sua superiorità, prima dovrai trovarti costernato a testimoniare la sua crudeltà, il suo egoismo, la sua totale mancanza di attenzione e compassione per altri esseri umani. Prima di un certo momento, tutto ti sembrerà normale, tutto ti sembrerà logico e l’ego non ti ‘apparirà’ per così dire, poichè penserai - come ho fatto io per anni - di avere tutta la tua vita sotto controllo.  Penserai di essere tu e solo tu l’artefice della tua vita, e che ‘tu crei la tua realtà’ com’ero solito dire anche io, perchè non sai che anche quell’altra parte di te (Ego) sta creando realtà. Ma se fai un lavoro onesto su di te alla fine lo vedrai. Vedrai le quasi infinite seduzioni a cui questo programma cercherà di agganciarsi, allontanandoti da quello stato di ‘unione’ che è possibile solo rinunciando a qualsiasi polarizzazione, identificazione e punto di vista egoico. Vedrai la sua tendenza a remare controcorrente, a mettersi nei guai, a fare e a farsi del male attraverso ogni sorta di tendenza autodistruttiva, e a trovare mille e una giustificazioni al perchè comportarsi così. Vedrai la sua meccanicità, il suo fare sempre le stesse cose, il suo vivere sempre le stesse situazioni. Noi siamo già ciò che stiamo cercando, è vero. Tutavia non ne siamo coscientemente consapevoli. Non lo viviamo, almeno non permanentemente. Le nostre vite annegano in un mare di dolore, miseria e stupidaggini varie (la gran parte delle quali auto-inflitte) perciò, quando mi chiedi se c’è bisgono di lavorare (non “lottare”, che mi sembra molto poco produttivo) sul fatto di uscire dal punto di vista egoico, io dico: sì! Se mi chiedi se c’è bisogno di sforzo, io dico ‘sì’, non puoi farlo senza sforzarti e non basterà a nulla ripeterti anche un miliardo di volte al giorno frasi consolatorie, che tu sei Dio, che sei uno, che Dio ti ama, etc. "se non fai un preciso sforzo, per andare oltre quello sforzo, e arrivare a uno stato senza sforzo", al di fuori della forza centripeta, inerziale e attrattiva che l’ego ha. E non credo a nessuno di quelli che affermano che l’ego sia utile, che vada preservato per vivere su questo mondo, in questa realtà duale.  Ho visto in prima persona che uno stato privo di restrizioni egoiche, uno stato allargato che includa ‘tutto e tutti’ è quanto di più potente e utile ci sia per la vita su questo pianeta, è quello che penso sia il senso di ‘ama il prossimo tuo come te stesso’. Laddove non c’è più la ‘difesa’ di un ‘me’ fittizio, cessano anche tutti gli attacchi dal mondo esterno, e  cessa ogni bisogno di provocare e ricevere dolore. E’ senz’altro uno stato che voglio rendere permanente per me stesso e per quelli che ho intorno, e presumo sia questo il senso di un vero percorso spirituale. E’ pericoloso? Sai ne ho sentite di tutti i colori, che si rischia di impazzire senza ego, che si diventa amorfi, stupidi, privi di forza di volontà, che non si hanno più desideri, che la vita perde colore senza ‘Ego’. Ma, vedi, io non intendo il lavorare sull’ego come la rimozione della personalità tutta o l’esistere come un’entità amorfa priva di confini. Io mi riferisco a un lavoro sull’ego teso a dissolvere i lati disfunzionali del cosiddetto ‘io’, le sue abitudini e tendenze negative, lamentose, stressanti, autocentriche. Vi includo anche un lavoro sui pensieri, sulla mente distratta e deconcentrata e sul disperdersi in chiacchiere e pensieri casuali. Intendo un lavoro profondo sul corpo emozionale e sull’energia. Intendo un profondo lavoro di depurazione dal giudizio. E alla fine, solo alla fine dopo anni e anni di questa disciplina, possiamo arrivare a  ricevere la grazia di sperimentare stati di fusione col tutto, momenti, perchè di momenti si tratterà, di totale assenza del senso dell’io, ingressi temporanei nella pace perfetta, nella centratura e nello stato di equanimità. E ti assicuro che tutto è tranne che uno stato poco ‘vivo’, poco ‘intenso’ o poco 'interessante'. Ti assicuro che tutto è fuorchè uno stato ‘passivo’ e privo di ispirazione. Se la tua mente, o quella di qualcun altro, cerca di convincerti che è pericoloso vivere senza il nostro amico Ego è probabile che sia proprio lui a parlare e ad elevare pensieri a livello della coscienza di chi ti parla. Lo fa per non morire, lo fa  per evitare anche soltanto il primo e più debole pensiero riguardo al fatto che sia possibile sbarazzarsi di lui.

Ovviamente però questa è soltanto la mia posizione. Può darsi che io stia davvero esagerandoci su, ma credo anche che si insegni ciò che si ha più bisogno di imparare, quindi penso di continuare su questa strada. Un abbraccio.

Perchè il Qigong?

E' tanto tempo ormai che mi dedico alle attività che riguardano la cosiddetta energia. Negli anni ho studiato e praticato parecchie discipline, alcune più conosciute e altre meno, che vengono definite energetiche (tralascio i loro nomi perché penso non sia utile sapere quali siano state). Quello che penso che sia utile invece sapere è che molte discipline che oggi vengono vendute come mezzi per raggiungere guarigione, apertura del terzo occhio e altri obiettivi simili, sono in realtà pezzettini a volte molto incompleti, di qualcosa che viene chiamato Qigong, che viene praticato in Cina (ma, in altre forme anche in numerosi altri paesi) da tantissimo tempo, e del quale noi stiamo soltanto ora scoprendo l'esistenza, l'uso e l'utilità. Data la mia conoscenza pressochè nulla del cinese eviterò di tradurre letteralmente il termine Qigong, passando direttamente a esporre ciò che per me rappresenta questo corpo di insegnamenti sul quale negli ultimi anni sto insistendo tanto. Innanzitutto, proprio per il dilagare delle terapie energetiche e visti i risultati altalenanti e le promesse non sempre mantenute dei vari maestri e guru di tali discipline e data anche la mia innata natura di cercatore, ho ritenuto importante approfondire cosa fosse questo Qi o Prana di cui si parlava tanto e su cui si recitavano quasi a memoria formulette prese da questo o quel libro. Questo mi portò alla scoperta di vari sistemi molto potenti ed efficaci di lavoro con questo QI (Energia). Essendo io un appassionato di 'cose psichiche' e avendo avuto diverse belle esperienze in questo campo, un giorno mi imbattei in un libro di cosiddetta guarigione psichica (cioè la capacità di alterare il corpo con la mente) che consigliava fra le altre cose di dedicarsi ad una forma di Qigong come disciplina interna per mantenere ed aumentare le proprie capacità di 'visione' e 'controllo' della materia e dell'energia. Cercando qua e là su internet trovai numerose risorse validissime, ma la curiosa coincidenza fu che tra i vari DVD di una disciplina energetica che studiavo all'epoca e che mi furono inviati dagli USA, mi arrivò anche un DVD omaggio contenente la descrizione completa e l'analisi di una bella forma di Qigong il che, per me, era un chiaro messaggio che dovevo iniziare a dedicarmi a quest'attività. Ora, il Qigong (nello stile che sto studiando ora che è il Zhineng Qigong, al quale sto dedicando quasi tutte le energie della mia ricerca) rappresenta per me la quintessenza e il completamento di quello che chiamiamo lavoro su di sè. Qigong, che potremmo tradurre come coltivazione dell'energia, significa che ogni giorno per diverso tempo (che può andare dai 45 minuti alle 3 ore o più) introvertiamo la nostra attenzione dirigendola all'interno, a lavorare e perfezionare quello che è chiamato il nostro sistema energetico, quell'intrico di canali, punti, accumulatori e flussi che sostiene, crea e caratterizza il nostro corpo fisico e sottile. Questo ha l'effetto di guarire il corpo fisico, di aumentare le nostre capacità psichiche e di portarci più avanti nello stato della nostra centratura, intensità ed evoluzione. Lo facciamo attraverso esercizi apparentemente semplici, alcuni dinamici, alcuni statici, la cui potenza ed efficacia non sono immediatamente percepibili poichè i primi effetti del lavoro avvengono al di sotto del livello della coscienza... e sono esercizi duri a volte, come raccontavo già in quest'altro post qui:

http://maghierranti.blogspot.it/2016/02/zhineng-qigong-il-corpo-e-il-valore.html

Il Qigong non è certo una roba per rilassarsi, per canalizzare finti angeli o guide che ci rassicurino sul fatto che siamo uno, siamo pace, siamo Dio. Al contrario, è come dover arare una quantità sterminata di ettari di terra o bonificare una palude, almeno all'inizio. C'è da farsi il mazzo su posizioni, movimenti, concentrazione, studio di testi e teoria, sul darsi una disciplina. Ma i risultati alla fine arrivano. Alcuni sintomi scompaiono. L'energia cresce a dismisura, ci stanchiamo sempre meno, mangiamo meno e abbiamo più forza, siamo intuitivi, freschi, nessuna difficoltà ci butta giù. La mente e le emozioni si calmano, e cominciamo davvero a 'vedere' qualcosa di più e non come promessa ultima per la quale sborsare migliaia di euro per un corso in un week end, ma come risultato di un lungo lavoro su di sè. Ci accorgiamo dell'energia come di un fatto reale e non immaginario. Vediamo che essa è con noi tutto il giorno, percepiamo il campo del QI come qualcosa che ha una consistenza e una rilevanza non solo per noi stessi ma per tutti quelli che abbiamo vicino e intorno, e in ultima istanza capiamo di far parte di un 'intero', di un 'sistema', e che la nostra pratica fa bene a tutti non solo a noi. Queste possono essere alcune delle conseguenze della pratica prolungata e intensiva del Qigong. A mio parere esistono pochi altri sistemi che spingano le persone a lavorare sui propri blocchi e sulla propria presenza così efficacemente, ed è per questo che sto invitando chiunque abbia a cuore la propria salute fisica e psicologica a mettersi sotto, imparare uno stile di proprio gradimento e approfondirlo man mano cercando questi risultati, e non solo di sentirsi un po' meglio. Nella mia vita ed esperienza non ho incontrato finora nulla che funzioni meglio e che sia più omnicomprensivo del Qigong, e specialmente del Zhineng Qigong, allo scopo di potenziarsi, guarirsi, controllare la propria mente, e accedere a capacità 'speciali'.

domenica 20 marzo 2016

Noi non siamo migliori

Nessuno è migliore di nessun altro. Nessuno sta facendo un percorso migliore di nessun altro. Siamo tutti nel posto giusto, al momento giusto secondo ciò che la nostra sfocatura inconscia sta proiettando. Ma ancora non vediamo bene che è così spietatamente vero, perchè siamo troppo impegnati a occuparci dell'esterno. Ci occupiamo degli effetti, e mai delle cause. Questo è il concetto più ripetuto e quello meno applicato, nel discorso evolutivo. Iniziamo a fare un lavoro e poi ci identifichiamo con quel particolare lavoro, metodo, insegnante, diventando dei fan accaniti e cercando di sminuire tutti gli altri. Scopriamo qualcosa che sembra funzionare per noi e automaticamente cominciamo a remare contro tutti quelli che non fanno quel particolare qualcosa. C'è un momento in cui siamo tentati di evangelizzare tutti quelli che non sono 'come noi', che non seguono le nostre orme, tutti quei poveri miscredenti. Riusciamo addirittura a sentenziare su quanto alcuni percorsi siano 'giusti' e altri 'sbagliati' in senso assoluto senza mai aggiungere quella postilla che sottolinea che sono 'giusti' o 'sbagliati' soltanto per noi. Un atteggiamento del genere, sempre più diffuso fra i portatori di verità assolute, specialmente tra i seguaci di qualche 'antica' tradizione, danneggia unicamente chi lo intrattiene. C'è un'antipatica tendenza della sfocatura a creare nemici laddove pensiamo di ricevere un attacco, così come la stessa sfocatura tende a metterti sempre là dove tu ti convinci di essere. Perciò se nel corso del nostro sogno lucido di cui siamo sceneggiatori, registi e attori, abbiamo deciso che il mondo è pieno di 'nemici' o che dobbiamo difendere una nostra 'opinione' che solo noi abbiamo, questo sarà quello che incontreremo. Dunque la prossima volta che ci troviamo a giudicare male un carnivoro perchè siamo vegani, uno che fa palestra perchè noi facciamo yoga, uno che va in chiesa perchè noi meditiamo, e tutte quelle volte che ancora pensiamo con arroganza di sapere quale sia il percorso giusto o sbagliato per qualcuno che non siamo noi stessi, tutte le volte che abbiamo una grande causa in corso e pensiamo di dover salvare il mondo, insegnare qualcosa a qualcuno o di conoscere la 'verità', proviamo a ricordarci del fatto che in ultima analisi ognuno sta facendo l'esperienza giusta secondo quello che la sua sfocatura proietta in quel momento e che noi non abbiamo la benchè minima cognizione di tutte le infinite variabili che compongono l'esperienza di vita di un altro essere umano. Proviamo a ricordarci che ogni insegnamento 'spirituale' per quanto antico, per quanto universalmente accettato, è ed è soltanto l'opinione di chi lo ha insegnato e non esiste alcuna verità assoluta, in nessun angolo tangibile di questa tridimensionalità. Proviamo ad ammettere a noi stessi che la sola verità di cui possiamo essere testimoni è la nostra esperienza e ciò che viviamo e abbiamo vissuto e che le uniche persone del cui sviluppo siamo responsabili, siamo e saremo sempre e soltanto noi stessi.



martedì 15 marzo 2016

Esortazione

C'è una tendenza allo sviluppo, alla crescita, al perfezionamento e una coincidente tendenza inconscia alla distruzione, al caos, all'involuzione. E' la realtà di questo piano di esistenza che è duale. C'è una forza evolutiva, e una forza involutiva, che lo vogliate o meno, che ci crediate o meno. E queste tendenze sono cicliche, riverberano secondo tempi e modi che sono fuori dal nostro controllo, almeno fino al momento nel quale iniziamo a farci caso. Ci sono periodi in cui siamo motivati a fare molto e periodi di riposo. Ci sono periodi 'illuminati' e periodi 'terra terra', e questo è nell'ordine delle cose, perciò dobbiamo smettere di pensare che le cose debbano sempre essere in 'crescita' e 'andare bene' se siamo sul cammino. Questo non è lo scopo. Lo scopo è trascendere la dualità, la polarità, testimoniarla silenziosamente ed andare avanti identificandoci sempre di più con la parte silenziosa, gentile, infinita e smettendola di identificarci con 'le forme', belle o brutte che siano. Questo è per me il senso di una pratica, di una disciplina, di un percorso 'spirituale'. Se avete dei down non state sbagliando niente, anzi forse è facile che proprio questi down abbiano da insegnarvi qualcosa di molto, molto importante. Ma dobbiamo smettere di cercare solo il bello, il puro, lo spirituale edulcorato e dalla patina splendente e di credere che quando la vita non è come la desideriamo ci sia qualcosa di sbagliato in noi, nelle nostre pratiche, nei nostri percorsi. Dobbiamo smettere di credere che la vita debba per forza essere in un modo e iniziare, finalmente, a fidarci. Solo la fede ci può portare a trascendere le forme e la loro illusorietà. Solo la fede ci può portare a crescere oltre il 'bisogno' di benessere materiale e oltre la convinzione che abbiamo bisogno di cose, persone o situazioni per essere felici. Solo una fede incrollabile ci può consegnare il potere che stiamo cercando, che non dipende mai da ciò che il mondo sembra fare.