lunedì 21 dicembre 2015

Quando non vuoi lasciar andare...

Sull'arte del rilasciare dico e scrivo da anni, eppure ancora non ho finito di scoprirne le implicazioni e le meraviglie. Dopo tanto lavoro, approfondimento e personalizzazione del metodo, mi sono reso conto di quanto sia difficile, a volte, lasciar andare un pensiero o una emozione nonostante lo si sia magari fatto per altri 5 anni molto facilmente su tutto il resto. Conosco persone che hanno rilasciato per mesi arrivando a stati importanti di pace ed equilibrio, per poi impuntarsi su una specifica emozione o uno specifico pensiero. Ne conosco altre (fra le quali mi colloco) che hanno incontrato periodi di enorme fatica nei quali sembrava che il corpo emotivo non l'avrebbe mai finita con il suo tirar fuori 'sostanze' da rilasciare e che stavano per desistere fino a che, persistendo nel lavoro non è accaduta la magia, quella magia che chiamo spostamento, quel senso di liberazione, di sollievo, di spazio che sopraggiunge dopo un buon rilascio. E ne conosco alcune che si sono fermate che hanno detto no. Ne conosco alcune che hanno cominciato ad ammalarsi per quei no detti col pugno chiuso a difendere quel qualcosa di indefinito che è l'ego. Perché è sempre l'ego che dice di no. E quando a queste persone chiedevo 'perché no?' com'era da prassi secondo il vecchio metodo, le risposte che uscivano erano interessanti, a volte emozionanti, e spesso assurde. C'era chi non voleva rilasciare perché non poteva farla passare liscia a colui\colei che l'aveva offeso\a credendo che restare aggrappati a quel dolore era come fargliela pagare. C'era chi non voleva rilasciare perché pensava di doverla pagare per qualcosa che aveva fatto. C'era chi non poteva rilasciare perché provare il tal dolore o la tal rabbia era giusto a livello familiare, sociale, religioso, storico. C'era chi non poteva e non voleva perché aveva ragione lui/lei e quando gli chiedevo 'vuoi avere ragione o vuoi essere felice?' la risposta era quasi sempre che non si può essere felici senza avere ragione prima... piano piano la casistica che include anche me stesso è andata crescendo e alla fine dopo più di otto anni di lavoro sul campo e di risultati, quello che ho capito è esattamente quello che Lester Levenson ha detto e cioè che rilasciare ed essere pace è 'soltanto' una decisione. Quello che è stato difficile arrivare a vedere è il perché non vogliamo prendere quella decisione, i motivi per i quali ci sembra giusto mantenere intatta la nostra sfocatura e soffrire continuando a proiettare realtà spiacevoli. E riassumendo, il senso di questa resistenza a lasciar andare qualsiasi pensiero ed emozione sta in quel bellimbusto oggi un po' passato di moda che si chiama ego e al cui nome molti spiritualisti moderni storcono il naso... ancora a parlare di ego? Eh sì, perché è ciò che erige barriere, resistenze, impedimenti e indecisioni. E' lui a decidere di perpetrare rabbia, risentimento odio e violenze, ed è lui che mantiene la coscienza a livello di 'corpo'. Mi sono reso conto che difendiamo a spada tratta la nostra identità-corpo-mente senza riuscire a mettere in conto che potremmo essere qualcosa di più vasto, e questo ci fa (gli fa) una immensa paura. E dunque nonostante pensassi di essere arrivato a chissà quali vette di pace, dopo un periodo di profonda centratura, ho attraversato una palude 'nera' uno di quei momenti nei quali il lavoro sul profondo fa riaffiorare macchie e intensi dolori vissuti in un tempo nel quale nemmeno sapevo cosa fosse una ricerca interiore. Ho visto su di me gli atteggiamenti di tutti coloro che cercavo di aiutare, l'onesta incapacità di rilasciare non perché non puoi ma perché non vuoi proprio. L'attaccamento a una o più presunte ferite, a uno o più presunti attacchi ricevuti in passato e di recente, erano i baluardi di una rabbia che avevo solo dimenticato e che il lavoro ha finalmente portato alla luce; e ci ho combattuto, resistendo fino alla fine quando, aprendo un corso in miracoli mi ritrovo davanti un passaggio 'a caso'...

"La rabbia non è mai giustificata. L'attacco non ha alcun fondamento. E' qui che comincia e sarà resa completa la fuga dalla paura. Qui viene dato il mondo reale in cambio dei sogni di terrore"

... e mi sono ricordato nuovamente della prospettiva. Ho aperto gli occhi, e ho deciso di lasciar andare tutto il malloppo. Di botto. Senza retro-pensieri. Alla fine ho capito e voluto un sincero bene a tuti quelli che in passato avevo avuto davanti e mi avevano risposto NO, NON POSSO ESSERE PACE. Vedo chiaramente, ora, che non erano loro a parlare ma una loro memoria. Adesso mi è chiaro che a non voler rilasciare è quel complesso di memorie chiamato sfocatura che pensa, desidera e sente attraverso di noi e che cerca realmente di preservare se stessa mantenendo l'identificazione a livello del corpo-mente. E mi è sempre più chiaro che essere pace è sempre, solo ed unicamente una decisione.
 
 
 

mercoledì 9 dicembre 2015

Il 'male' ti influenza solo se gli reagisci

Ho imparato questa frase in un vecchio corso di sviluppo psichico che seguivo tanti anni fa, una frase che era essenzialmente un breve postulato accessorio a un più vasto teorema che veniva insegnato a proposito dei 'poteri' della mente. Eppure dopo anni ho scoperto che questo piccolo assunto, questa innocente frasetta messa là tanto per condire, era in realtà il centro di tutto l'insegnamento, il perno su cui si reggeva tutta la struttura della realtà per come stavo iniziando a capirla. In senso stretto ogni reazione a qualsiasi cosa là fuori crea delle perturbazioni, dei cerchi concentrici che si espandono sempre di più interagendo con tutto ciò che toccano. Idealmente, e come ci viene insegnato da più parti, ogni pensiero, ogni azione ed ogni emozione, muovono, perturbano, disturbano la realtà, e noi creiamo letteralmente ad ogni passo che facciamo un qualcosa che prima o poi sperimenteremo come fenomeno reale. Ma questo per molti di noi è ancora inconcepibile. Lo abbiamo letto sui libri e ascoltato nei seminari, lo abbiamo sentito ripetere ormai infinite volte che abbiamo un impatto sul reale, qualcuno di noi forse ha anche iniziato a 'sentire' e 'vivere' questo fatto, e tuttavia ancora ci è difficile accorgerci che il cosiddetto 'male', la 'perturbazione' che viene a trovarci di tanto in tanto anche (e soprattutto) se facciamo un lavoro su noi stessi, ci spinge in direzione del conflitto solo se reagiamo ad esso. Nel modello che sto immaginando di iniziare a capire, il 'male' è un testimone di una firma energetica che portiamo addosso in quanto esseri umani con una storia psichica di decine di anni (o migliaia di vite che fa lo stesso). E' lì per mostrarci un pezzo di lavoro da fare, e non è un caso o una sfortuna. Mi rendo conto della difficoltà e della durezza del paradigma quando ad essere colpiti sono i nostri cari o noi stessi, per esempio quando lavorando con i noti strumenti riemergono vecchie ferite, addirittura vecchi sintomi che credevamo risolti per sempre. Ma questo è il lavoro. Non reagire a ciò che riemerge o sembra apparire come un nuovo 'problema', non 'resistere' al male come qualcuno più saggio di me consigliava tempo addietro. E' tentando di applicare questo al meglio delle mie possibilità che ho potuto accorgermi di come agisce la sfocatura inconscia e di come questa sia parte di un contesto più grande e intelligente, che fa in modo di recapitarci solo ed esclusivamente ciò a cui possiamo fare fronte. E' così che ho iniziato ad accorgermi del valore dell'equanimità e della capacità di distinguere i pensieri superficiali, le emozioni reattive e gli eventi a queste collegati da quel qualcosa più saggio e più profondo che ho chiamato essere, che non fa che esistere e testimoniare l'esistenza. E' cercando di essere pace con tutto che ho potuto vedere come la realtà scivola attraverso strati e strati di densità, diretta dalle emozioni ancor prima che dai pensieri, ed è così facendo che ho potuto notare che reagendo al 'male' non facciamo che perpetrarne l'illusoria realtà. Ma per essere pace occorre diventare vuoti a se stessi. Occorre scordarsi la propria storia, le proprie giuste motivazioni. Il 'male' esterno ci seduce a reagire, ad essere coinvolti e ad entrare nella maya creata dalle perturbazioni delle nostre stesse reazioni. Il 'male' interno ci seduce nel credere che stiamo lavorando male, che abbiamo sbagliato qualcosa, ci fa credere che il risultato del lavoro debba essere il benessere, la salute o la fortuna materiale. Ma forse non è così. Forse stiamo andando verso qualcosa di più grande, più profondo e importante di un ottenimento materiale, qualcosa che non può essere detto a parole. Da qualche parte una volta ho letto di un maestro taoista che affermava:


Quando impari a non fare nulla e a non essere nessuno diverrai davvero utile all'universo.

Credo fosse questo quello che intendeva. 

martedì 1 dicembre 2015

Sulla creazione della realtà... (ancora)

Una persona mi chiede (parafraso liberamente il contenuto della sua mail):

"Nel libro tu affermi che è importante avere un ideale ma che bisogna anche essere disposti a lasciarlo andare, perché potrebbe non realizzarsi mai. Questo è in contrasto con le mie conoscenze e anche con quelle fornitemi da quelli con cui mi sono formato [tralascio i nomi volutamente..] che insistono sul risultato, sull'ottenere, sul manifestare abbondanza e perfezione a tutti i livelli. Eppure la tua posizione ha mosso qualcosa dentro di me perché in effetti mi rendo conto che manifestare non è così semplice e diretto e che moltissimi di quelli che fanno corsi per manifestare poi non è che manifestino molto di che. Allora mi domando se c'è una verità o meno. Di chi debbo fidarmi? Inoltre tu eri uno che difendeva a spada tratta la manifestazione un tempo sui tuoi vecchi blog e siti.. che ne e stato ora di quella posizione, forse non ci credi più?"

La mia risposta:

Quando ho iniziato a lavorare con queste idee (non era ancora uscito The Secret) attraverso un bel libro di Florence Scovel Shinn (il gioco della vita) avevo bisogno come molti di cambiare una realtà non proprio piacevole soprattutto a livello lavorativo e iniziai a praticare tutta quella gamma di strumenti proposti nei vari libri e corsi sull'argomento. La mia esperienza era che queste cose funzionavano fintanto che uno continuava a fare esercizi su esercizi, visualizzazioni, energizzazioni varie e fintanto che, per così dire, dava la carica a queste forme pensiero. E' funzionale ma è una gran fatica, inoltre non sempre vuoi davvero ciò che credi di volere... e quando ti arriva spesso ti rendi conto che non ne avevi bisogno affatto. In più non tutto tendeva a materializzarsi anzi, molto di quello che chiedevo, arrivava distorto o non arrivava proprio, mentre altre cose arrivavano direttamente. Ora, se smettevo di fare pratiche, la realtà lentamente scivolava in uno stato nuovamente caotico e tendeva a ripresentarmi gli stessi problemi da cui ero partito. Cos'era che portava la realtà a dirigersi verso una specie di casino incontrollato anche senza che io ne fossi cosciente? Perché è questa la domanda più importante che devi farti ed è lì secondo me che giace un grosso segreto della nostra esistenza. Se continui a chiederti solo come puoi attrarre questo o quell'altro, preparati a una lunga serie di frustrazioni perché la cosiddetta legge di 'attrazione' non è che un uno per cento di un sistema di gran lunga più vasto. Pian piano mi sono reso conto che quella massa di forme pensiero che chiamiamo oggi inconscio o subconscio o come vuoi, aveva un potere trascinante della realtà nettamente superiore alla mia capacità di produrre forme pensiero, e che se non scioglievo prima quella massa tutti i miei esercizi di materializzazione sarebbero rimasti punti isolati. Incidentalmente in quel periodo incontrai un libro di un altro grande sconosciuto della letteratura cosiddetta new age che era John Randolph Price, che diceva la stessa identica cosa, e cioè che materializzare a comando era possibile ma abbastanza stupido e che c'era un modo migliore di procedere e soprattutto un modo più olistico, muovendosi secondo una fede profonda e un affidare, che è quello che ho cercato di spiegare sul libro. Quando ho capito questo la mia vita ha subito una trasformazione molto profonda. Talmente profonda che se guardo a 10 anni fa ora non posso riconoscere più chi fosse quello li. In fondo è scritto nella Bibbia, nel Corso in Miracoli e un po' dovunque, tieni il tuo occhio fisso su dio e tutto il resto ti sarà dato in aggiunta, TUTTO il resto significa tutto quello che veramente può renderti pieno e felice, ma questo può essere fatto solo sciogliendo quella massa inconscia di cui sei un portatore come tutti noi che siamo incarnati. Non è un compito semplice perché la prima cosa che accadrà se accetti questa sfida sarà che il tuo EGO si opporrà a tutto spiano... il tuo EGO, che è quello che pensa di avere bisogno di tutti questi giocattoli nella realtà, cercherà di convincerti a prendere strade senz'altro più seduttive, strade che ti insegneranno i benefici del manipolare la realtà. Ero anche io così e ho potuto provare a me stesso più volte il funzionamento di questa modalità operativa. Ma vedi, ogni volta che produci un effetto nella realtà tu smuovi forze infinitamente potenti delle quali sappiamo a  tutt'oggi veramente poco, forze che possono portarti a un grosso squilibrio se non impari a valutarle e gestirle coscientemente. Ci sono persone che criticano questo mio cambio di rotta rispetto al passato in cui gridavo a tutti che la 'coscienza crea la realtà', cercando nel far questo di convincere me stesso che era tutto qui, che potevamo davvero creare TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO. Purtroppo non è così e questo slogan consolatorio ha fatto presto a sciogliersi come neve al sole quando ho compreso che la nostra esistenza ha un senso evolutivo e non soltanto per l'appagamento dei sensi e la soddisfazione personale. Ci sono delle leggi, dei principi e non siamo illimitati per lo meno a questo livello di realtà. A chi vuole convincerti del contrario chiedi prove tangibili della sua illimitatezza, giudicali dai loro frutti e vedrai di chi fidarti o meno. Io credo di aver capito che la realtà non è un supermercato dove prendere quello che ci piace e scartare ciò che non vogliamo, e noto che chi procede in questa maniera finisce prima o poi in qualche disastro. Vedo più la realtà come una scuola dove imparare a trascendere la densità e le illusioni della realtà stessa ed aiutare gli altri a fare lo stesso. Non è che non credo più a ciò che dicevo anni fa, ma credo ci sia una strada più sensata per me adesso perché mi sono reso conto che qualsiasi ottenimento materiale a qualsiasi livello non potrà rendermi felice, non potrà sedare la mia duhkha, la mia divina insoddisfazione, perciò ho perso largamente interesse alla cosiddetta creazione della realtà pur rimanendo per me un principio cardine del mio modo di vivere. Ma questa è la mia posizione sulla questione, in questo momento della mia vita, magari fra dieci anni negherò tutto e abbraccerò un'altra posizione.