lunedì 21 dicembre 2015

Quando non vuoi lasciar andare...

Sull'arte del rilasciare dico e scrivo da anni, eppure ancora non ho finito di scoprirne le implicazioni e le meraviglie. Dopo tanto lavoro, approfondimento e personalizzazione del metodo, mi sono reso conto di quanto sia difficile, a volte, lasciar andare un pensiero o una emozione nonostante lo si sia magari fatto per altri 5 anni molto facilmente su tutto il resto. Conosco persone che hanno rilasciato per mesi arrivando a stati importanti di pace ed equilibrio, per poi impuntarsi su una specifica emozione o uno specifico pensiero. Ne conosco altre (fra le quali mi colloco) che hanno incontrato periodi di enorme fatica nei quali sembrava che il corpo emotivo non l'avrebbe mai finita con il suo tirar fuori 'sostanze' da rilasciare e che stavano per desistere fino a che, persistendo nel lavoro non è accaduta la magia, quella magia che chiamo spostamento, quel senso di liberazione, di sollievo, di spazio che sopraggiunge dopo un buon rilascio. E ne conosco alcune che si sono fermate che hanno detto no. Ne conosco alcune che hanno cominciato ad ammalarsi per quei no detti col pugno chiuso a difendere quel qualcosa di indefinito che è l'ego. Perché è sempre l'ego che dice di no. E quando a queste persone chiedevo 'perché no?' com'era da prassi secondo il vecchio metodo, le risposte che uscivano erano interessanti, a volte emozionanti, e spesso assurde. C'era chi non voleva rilasciare perché non poteva farla passare liscia a colui\colei che l'aveva offeso\a credendo che restare aggrappati a quel dolore era come fargliela pagare. C'era chi non voleva rilasciare perché pensava di doverla pagare per qualcosa che aveva fatto. C'era chi non poteva rilasciare perché provare il tal dolore o la tal rabbia era giusto a livello familiare, sociale, religioso, storico. C'era chi non poteva e non voleva perché aveva ragione lui/lei e quando gli chiedevo 'vuoi avere ragione o vuoi essere felice?' la risposta era quasi sempre che non si può essere felici senza avere ragione prima... piano piano la casistica che include anche me stesso è andata crescendo e alla fine dopo più di otto anni di lavoro sul campo e di risultati, quello che ho capito è esattamente quello che Lester Levenson ha detto e cioè che rilasciare ed essere pace è 'soltanto' una decisione. Quello che è stato difficile arrivare a vedere è il perché non vogliamo prendere quella decisione, i motivi per i quali ci sembra giusto mantenere intatta la nostra sfocatura e soffrire continuando a proiettare realtà spiacevoli. E riassumendo, il senso di questa resistenza a lasciar andare qualsiasi pensiero ed emozione sta in quel bellimbusto oggi un po' passato di moda che si chiama ego e al cui nome molti spiritualisti moderni storcono il naso... ancora a parlare di ego? Eh sì, perché è ciò che erige barriere, resistenze, impedimenti e indecisioni. E' lui a decidere di perpetrare rabbia, risentimento odio e violenze, ed è lui che mantiene la coscienza a livello di 'corpo'. Mi sono reso conto che difendiamo a spada tratta la nostra identità-corpo-mente senza riuscire a mettere in conto che potremmo essere qualcosa di più vasto, e questo ci fa (gli fa) una immensa paura. E dunque nonostante pensassi di essere arrivato a chissà quali vette di pace, dopo un periodo di profonda centratura, ho attraversato una palude 'nera' uno di quei momenti nei quali il lavoro sul profondo fa riaffiorare macchie e intensi dolori vissuti in un tempo nel quale nemmeno sapevo cosa fosse una ricerca interiore. Ho visto su di me gli atteggiamenti di tutti coloro che cercavo di aiutare, l'onesta incapacità di rilasciare non perché non puoi ma perché non vuoi proprio. L'attaccamento a una o più presunte ferite, a uno o più presunti attacchi ricevuti in passato e di recente, erano i baluardi di una rabbia che avevo solo dimenticato e che il lavoro ha finalmente portato alla luce; e ci ho combattuto, resistendo fino alla fine quando, aprendo un corso in miracoli mi ritrovo davanti un passaggio 'a caso'...

"La rabbia non è mai giustificata. L'attacco non ha alcun fondamento. E' qui che comincia e sarà resa completa la fuga dalla paura. Qui viene dato il mondo reale in cambio dei sogni di terrore"

... e mi sono ricordato nuovamente della prospettiva. Ho aperto gli occhi, e ho deciso di lasciar andare tutto il malloppo. Di botto. Senza retro-pensieri. Alla fine ho capito e voluto un sincero bene a tuti quelli che in passato avevo avuto davanti e mi avevano risposto NO, NON POSSO ESSERE PACE. Vedo chiaramente, ora, che non erano loro a parlare ma una loro memoria. Adesso mi è chiaro che a non voler rilasciare è quel complesso di memorie chiamato sfocatura che pensa, desidera e sente attraverso di noi e che cerca realmente di preservare se stessa mantenendo l'identificazione a livello del corpo-mente. E mi è sempre più chiaro che essere pace è sempre, solo ed unicamente una decisione.
 
 
 

mercoledì 9 dicembre 2015

Il 'male' ti influenza solo se gli reagisci

Ho imparato questa frase in un vecchio corso di sviluppo psichico che seguivo tanti anni fa, una frase che era essenzialmente un breve postulato accessorio a un più vasto teorema che veniva insegnato a proposito dei 'poteri' della mente. Eppure dopo anni ho scoperto che questo piccolo assunto, questa innocente frasetta messa là tanto per condire, era in realtà il centro di tutto l'insegnamento, il perno su cui si reggeva tutta la struttura della realtà per come stavo iniziando a capirla. In senso stretto ogni reazione a qualsiasi cosa là fuori crea delle perturbazioni, dei cerchi concentrici che si espandono sempre di più interagendo con tutto ciò che toccano. Idealmente, e come ci viene insegnato da più parti, ogni pensiero, ogni azione ed ogni emozione, muovono, perturbano, disturbano la realtà, e noi creiamo letteralmente ad ogni passo che facciamo un qualcosa che prima o poi sperimenteremo come fenomeno reale. Ma questo per molti di noi è ancora inconcepibile. Lo abbiamo letto sui libri e ascoltato nei seminari, lo abbiamo sentito ripetere ormai infinite volte che abbiamo un impatto sul reale, qualcuno di noi forse ha anche iniziato a 'sentire' e 'vivere' questo fatto, e tuttavia ancora ci è difficile accorgerci che il cosiddetto 'male', la 'perturbazione' che viene a trovarci di tanto in tanto anche (e soprattutto) se facciamo un lavoro su noi stessi, ci spinge in direzione del conflitto solo se reagiamo ad esso. Nel modello che sto immaginando di iniziare a capire, il 'male' è un testimone di una firma energetica che portiamo addosso in quanto esseri umani con una storia psichica di decine di anni (o migliaia di vite che fa lo stesso). E' lì per mostrarci un pezzo di lavoro da fare, e non è un caso o una sfortuna. Mi rendo conto della difficoltà e della durezza del paradigma quando ad essere colpiti sono i nostri cari o noi stessi, per esempio quando lavorando con i noti strumenti riemergono vecchie ferite, addirittura vecchi sintomi che credevamo risolti per sempre. Ma questo è il lavoro. Non reagire a ciò che riemerge o sembra apparire come un nuovo 'problema', non 'resistere' al male come qualcuno più saggio di me consigliava tempo addietro. E' tentando di applicare questo al meglio delle mie possibilità che ho potuto accorgermi di come agisce la sfocatura inconscia e di come questa sia parte di un contesto più grande e intelligente, che fa in modo di recapitarci solo ed esclusivamente ciò a cui possiamo fare fronte. E' così che ho iniziato ad accorgermi del valore dell'equanimità e della capacità di distinguere i pensieri superficiali, le emozioni reattive e gli eventi a queste collegati da quel qualcosa più saggio e più profondo che ho chiamato essere, che non fa che esistere e testimoniare l'esistenza. E' cercando di essere pace con tutto che ho potuto vedere come la realtà scivola attraverso strati e strati di densità, diretta dalle emozioni ancor prima che dai pensieri, ed è così facendo che ho potuto notare che reagendo al 'male' non facciamo che perpetrarne l'illusoria realtà. Ma per essere pace occorre diventare vuoti a se stessi. Occorre scordarsi la propria storia, le proprie giuste motivazioni. Il 'male' esterno ci seduce a reagire, ad essere coinvolti e ad entrare nella maya creata dalle perturbazioni delle nostre stesse reazioni. Il 'male' interno ci seduce nel credere che stiamo lavorando male, che abbiamo sbagliato qualcosa, ci fa credere che il risultato del lavoro debba essere il benessere, la salute o la fortuna materiale. Ma forse non è così. Forse stiamo andando verso qualcosa di più grande, più profondo e importante di un ottenimento materiale, qualcosa che non può essere detto a parole. Da qualche parte una volta ho letto di un maestro taoista che affermava:


Quando impari a non fare nulla e a non essere nessuno diverrai davvero utile all'universo.

Credo fosse questo quello che intendeva. 

martedì 1 dicembre 2015

Sulla creazione della realtà... (ancora)

Una persona mi chiede (parafraso liberamente il contenuto della sua mail):

"Nel libro tu affermi che è importante avere un ideale ma che bisogna anche essere disposti a lasciarlo andare, perché potrebbe non realizzarsi mai. Questo è in contrasto con le mie conoscenze e anche con quelle fornitemi da quelli con cui mi sono formato [tralascio i nomi volutamente..] che insistono sul risultato, sull'ottenere, sul manifestare abbondanza e perfezione a tutti i livelli. Eppure la tua posizione ha mosso qualcosa dentro di me perché in effetti mi rendo conto che manifestare non è così semplice e diretto e che moltissimi di quelli che fanno corsi per manifestare poi non è che manifestino molto di che. Allora mi domando se c'è una verità o meno. Di chi debbo fidarmi? Inoltre tu eri uno che difendeva a spada tratta la manifestazione un tempo sui tuoi vecchi blog e siti.. che ne e stato ora di quella posizione, forse non ci credi più?"

La mia risposta:

Quando ho iniziato a lavorare con queste idee (non era ancora uscito The Secret) attraverso un bel libro di Florence Scovel Shinn (il gioco della vita) avevo bisogno come molti di cambiare una realtà non proprio piacevole soprattutto a livello lavorativo e iniziai a praticare tutta quella gamma di strumenti proposti nei vari libri e corsi sull'argomento. La mia esperienza era che queste cose funzionavano fintanto che uno continuava a fare esercizi su esercizi, visualizzazioni, energizzazioni varie e fintanto che, per così dire, dava la carica a queste forme pensiero. E' funzionale ma è una gran fatica, inoltre non sempre vuoi davvero ciò che credi di volere... e quando ti arriva spesso ti rendi conto che non ne avevi bisogno affatto. In più non tutto tendeva a materializzarsi anzi, molto di quello che chiedevo, arrivava distorto o non arrivava proprio, mentre altre cose arrivavano direttamente. Ora, se smettevo di fare pratiche, la realtà lentamente scivolava in uno stato nuovamente caotico e tendeva a ripresentarmi gli stessi problemi da cui ero partito. Cos'era che portava la realtà a dirigersi verso una specie di casino incontrollato anche senza che io ne fossi cosciente? Perché è questa la domanda più importante che devi farti ed è lì secondo me che giace un grosso segreto della nostra esistenza. Se continui a chiederti solo come puoi attrarre questo o quell'altro, preparati a una lunga serie di frustrazioni perché la cosiddetta legge di 'attrazione' non è che un uno per cento di un sistema di gran lunga più vasto. Pian piano mi sono reso conto che quella massa di forme pensiero che chiamiamo oggi inconscio o subconscio o come vuoi, aveva un potere trascinante della realtà nettamente superiore alla mia capacità di produrre forme pensiero, e che se non scioglievo prima quella massa tutti i miei esercizi di materializzazione sarebbero rimasti punti isolati. Incidentalmente in quel periodo incontrai un libro di un altro grande sconosciuto della letteratura cosiddetta new age che era John Randolph Price, che diceva la stessa identica cosa, e cioè che materializzare a comando era possibile ma abbastanza stupido e che c'era un modo migliore di procedere e soprattutto un modo più olistico, muovendosi secondo una fede profonda e un affidare, che è quello che ho cercato di spiegare sul libro. Quando ho capito questo la mia vita ha subito una trasformazione molto profonda. Talmente profonda che se guardo a 10 anni fa ora non posso riconoscere più chi fosse quello li. In fondo è scritto nella Bibbia, nel Corso in Miracoli e un po' dovunque, tieni il tuo occhio fisso su dio e tutto il resto ti sarà dato in aggiunta, TUTTO il resto significa tutto quello che veramente può renderti pieno e felice, ma questo può essere fatto solo sciogliendo quella massa inconscia di cui sei un portatore come tutti noi che siamo incarnati. Non è un compito semplice perché la prima cosa che accadrà se accetti questa sfida sarà che il tuo EGO si opporrà a tutto spiano... il tuo EGO, che è quello che pensa di avere bisogno di tutti questi giocattoli nella realtà, cercherà di convincerti a prendere strade senz'altro più seduttive, strade che ti insegneranno i benefici del manipolare la realtà. Ero anche io così e ho potuto provare a me stesso più volte il funzionamento di questa modalità operativa. Ma vedi, ogni volta che produci un effetto nella realtà tu smuovi forze infinitamente potenti delle quali sappiamo a  tutt'oggi veramente poco, forze che possono portarti a un grosso squilibrio se non impari a valutarle e gestirle coscientemente. Ci sono persone che criticano questo mio cambio di rotta rispetto al passato in cui gridavo a tutti che la 'coscienza crea la realtà', cercando nel far questo di convincere me stesso che era tutto qui, che potevamo davvero creare TUTTO QUELLO CHE VOGLIAMO. Purtroppo non è così e questo slogan consolatorio ha fatto presto a sciogliersi come neve al sole quando ho compreso che la nostra esistenza ha un senso evolutivo e non soltanto per l'appagamento dei sensi e la soddisfazione personale. Ci sono delle leggi, dei principi e non siamo illimitati per lo meno a questo livello di realtà. A chi vuole convincerti del contrario chiedi prove tangibili della sua illimitatezza, giudicali dai loro frutti e vedrai di chi fidarti o meno. Io credo di aver capito che la realtà non è un supermercato dove prendere quello che ci piace e scartare ciò che non vogliamo, e noto che chi procede in questa maniera finisce prima o poi in qualche disastro. Vedo più la realtà come una scuola dove imparare a trascendere la densità e le illusioni della realtà stessa ed aiutare gli altri a fare lo stesso. Non è che non credo più a ciò che dicevo anni fa, ma credo ci sia una strada più sensata per me adesso perché mi sono reso conto che qualsiasi ottenimento materiale a qualsiasi livello non potrà rendermi felice, non potrà sedare la mia duhkha, la mia divina insoddisfazione, perciò ho perso largamente interesse alla cosiddetta creazione della realtà pur rimanendo per me un principio cardine del mio modo di vivere. Ma questa è la mia posizione sulla questione, in questo momento della mia vita, magari fra dieci anni negherò tutto e abbraccerò un'altra posizione.


martedì 17 novembre 2015

Del dare e dell'armonizzarsi

L'abbondanza segue il dare, e il darsi. Nella mia vita, tutte le altre teorie sull'abbondanza, sulla chiarezza di intenti, sul visualizzare, sull'essere positivi, sul fare piani, sottopiani ed avere obiettivi, hanno dimostrato la loro fallacia e inaffidabilità, ma non questa. L'atto del donare senza attaccamenti è stata per me la fonte degli insegnamenti più profondi e delle realizzazioni più grandi. Ho iniziato a capire molte lezioni del Corso in Miracoli quando ho iniziato a dare e a darmi incondizionatamente anche e soprattutto laddove non c'era un guadagno economico, anche se era il mio lavoro che andavo a donare. Capivo a poco a poco quel che il Corso affermava, che la tua salvezza è in tuo fratello, e che non puoi ricevere l'aiuto dallo spirito rimanendo seduto in poltrona a fissare il vuoto. Lo spirito si esprime attraverso ciascuno dei tuoi fratelli perché in realtà 'c'è solo una figliolanza'. Quindi quello che dai a 'loro' lo stai dando a 'te stesso' e ad un certo punto potrà capitarti di non avere più tanto chiara questa nozione di separazione, questa divisione fra l'interno e l'esterno. Mi è capitato spesso di ricevere nell'esatta misura in cui avevo donato o addirittura molto di più. Mi è capitato di vedere triplicate le mie risorse quando avevo poco meno che quanto bastava a tirare avanti solo per aver fatto atti di generosità a casaccio. Dare è ricevere. Poco importa all'inizio se dai proprio con l'intenzione di ricevere, e se non sei genuinamente generoso poiché non è possibile esserlo davvero finché c'è la  paura di perdere qualcosa, finché c'è attaccamento... la  vera generosità arriva quando termina la credenza nella scarsità, quando cioè ti accorgi che in effetti questo flusso è una costante che vibra alla base di tutta la creazione e che è impossibile uscirne. La credenza nella scarsità termina quando smetti di credere a quella tremenda legge del karma che ti fa pensare che tutto sia granitico, predeterminato e immutabile.. tanto è karma. Nel dare, nel distaccarti dall'ansia del possesso, nell'entrare nella fluidità dell'esistenza nel mondo materiale scopri che, in effetti, è proprio questa tua identificazione con ciò che 'HAI' che ti tiene legato a quasi tutti i tuoi problemi, a quasi tutte le tue fobie. E' il fatto che ti descrivi attraverso i soldi che hai, lo stipendio che riceverai, gli immobili che possiedi, lo status, che ti lega maggiormente a quella serie di reazioni condizionate che chiami Ego e di cui ti vorresti tanto liberare. L'abbondanza arriva quando finisce la paura di perdere, ivi compresa la perdita dell'identità personale con tutta l'importanza ad essa legata. E non importa se non hai denaro o beni materiali: quando non hai denaro o beni prova a dare ascolto, attenzione, cura. Dai supporto. Nel dare poi c'è insito un altro miracolo. A un certo punto ti diverrà chiarissimo che i tuoi problemi e i problemi degli altri sono connessi da un sottile e indissolubile filamento e che nella maggior parte dei casi attraverso l'altro stai curando proprio quella parte sofferente di te stesso.. a quel punto comincerai ad armonizzarti con chiunque ti si pari davanti. Smetterai di sbuffare e lamentarti del prossimo e magari lo amerai esattamente nella misura in cui riuscirai ad amare te stesso e le tue parti oscure.

mercoledì 11 novembre 2015

La nostra reale esistenza (Joel Goldsmith)


La nostra reale esistenza è Spirito, e solo nella misura in cui percepiamo la nostra reale esistenza come Spirito abbandoniamo il falso senso della vita come materiale. Poi potremo vedere la vita strutturale dell'uomo, dell'animale e della pianta come nient'altro che una proiezione della vera esistenza. Quando arriviamo a questo stato di coscienza, iniziamo a ricevere scintille dell'eterna essenza spirituale, non toccata da condizioni materiali o da pensieri mortali.
Quando pensiamo a noi stessi dimentichiamoci della nostra cosiddetta umanità, delle nostre qualità umane e proviamo a capire quello che rappresentiamo come coscienza.

Coscienza, vita, spirito, non possono mai fallire. Il nostro compito è di rilassarci e lasciare che la nostra anima si esprima.

C'è una guerra costante tra la carne e lo spirito e questo continuerà fintanto che tratteniamo qualunque misura di identificazione col corpo. Notate quanto spesso provate ad applicare qualche verità metafisica ad un problema umano e scoprirete la ragione del conflitto dentro di voi. Il nostro obiettivo è l'ottenimento di una armonia spirituale piuttosto che una continuazione di un senso materiale dell'esistenza con più comodità e agio.

E' solo con la pratica spirituale e lo studio che alla fine diventiamo consapevoli di un conflitto interno. Ci godiamo momenti di picco e poi sprofondiamo nelle valli dell'incertezza; otteniamo vittorie e poi facciamo esperienza del fallimento; alterniamo tra apparenti bene e male, successi e fallimenti, spiritualità e mortalità. Questo è il conflitto interiore che diviene evidente come la lotta tra la carne e lo spirito. Questo finirà soltanto quando abbandoneremo il senso di identificazione con un corpo mortale e otterremo la coscienza dell'esistenza spirituale.

Un giorno qualcosa accade interiormente. La coscienza si espande e vede ciò che prima era invisibile. Si avverte un flusso di calore; una presenza mai conosciuta prima che diviene davvero tangibile, davvero reale. Di solito questa è una esperienza fugace tanto che qualcuno potrebbe non essere addirittura certo che sia accaduta. Indugia nella memoria ma più come un sogno che come una attualità, finchè non accade ancora, e questa volta più chiaramente, più definitamente e forse più a lungo.

Gradualmente sorge nella coscienza la realizzazione di una presenza che era già presente, che può essere avvertita come strisciante sullo sfondo della coscienza. Le persone o i poteri che finora erano stati temuti ora scompaiono dalla vista, dalla propria esperienza di vita, oppure sono percepiti come senza potere. I desideri divengono meno acuti. Le paure evaporano.

A questo punto la presenza interiore è divenuta simile a un potere. Da una presenza occasionale è diventata consapevolezza costante. Le forze del dolore e del piacere insite nelle esperienze diminuiscono, laddove si diventa consci di un potere interiore che produce e governa le circostanze della vita esteriore armoniosamente e fruttuosamente. Non c'è più paura dei mali del mondo esterno né l'attaccamento intenso ai piaceri del mondo.

C'è una costante gioia interiore che non ha bisogno di nessuno stimolo esterno.
Nel trovare la sua vita interiore l'uomo trova pace, gioia, armonia, sicurezza. Anche in mezzo a un mondo che cade a pezzi egli si erge, saldo, intoccabile,  vera e propria manifestazione dell'essere immortale.

C'è un andare e venire senza un senso di spazio o tempo, un crescere senza gradualità, una realizzazione senza oggetto.

In questa coscienza il senso di finitezza scompare e la visione è senza limiti, la vita è vista e compresa come liberata dalle sue catene e come una bellezza senza limiti.

In questa luce vediamo senza gli occhi, sentiamo senza orecchie, capiamo cose che prima non potevamo capire. Qui non ci sono premi né punizioni. C'è solo Armonia.


(Brano tratto da The Infinite Way, di Joel Goldsmith)

domenica 8 novembre 2015

Energia, livelli, intensità

Alle volte un mago errante ha uno sbalzo nel livello di energia. Quando il livello cresce costantemente verso l'alto, in virtù di un lavoro di pulizia, la crescita quasi non si nota. Si sta un po' meglio, si vive un po' più intensamente, si ha un po' più di energia. Ma a volte avviene un vero e proprio passaggio al di là di un velo di resistenza invisibile, si viene come sparati in avanti a velocità luce e si inizia un'altra vita, ad un nuovo livello nel quale tutto sembra aumentare di potenza. Si è lasciato andare molto il 'vecchio' dentro e fuori di sé stessi, ci si è preparati alla pace, all'equanimità, ci si è resi disponibili a fare qualsiasi cosa l'essere ci chieda. Come accade questo passaggio? Si può preparare la mente e il terreno esistenziale affinché avvenga, ma quando e come possa avvenire non ci è davvero dato di sapere. Resta il fatto che ad un tratto, se il mago errante persiste nella pazienza, nella centratura e nella fede, arriva un momento in cui tutto quello che fa diviene efficace e potente. Soprattutto diviene amplificato. Laddove i suoi pensieri potenti avevano effetto nel raggio di pochi metri, dopo il 'passaggio' il potere raggiungerà luoghi, persone e situazioni a centinaia di chilometri di distanza. Laddove il suo flusso lo portava a lavorare con qualche decina di persone dopo il passaggio avrà a che fare con molte centinaia di persone e con un ricambio continuo di volti e di vite. Questo è il risultato di un passaggio di livello e di stato. Questo è un aumento di intensità. Ora, c'è un piccolo problema per chi arriva a questo punto... l'ego comincerà a scalpitare. L'energia del cosiddetto 'successo' o dell'agganciamento profondo del proprio talento porta con sé ricompense ma anche pericoli maggiori. Il solletico che l'ego ti fa quando sei pienamente nel flusso e quando sei a un livello di energia maggiore è ancora più insistente, e il tentativo di farti identificare con ciò che 'fai' è enorme. Un mago errante in questo stadio è una persona che deve fare affidamento sulla centratura più che chiunque altro. E' un mago errante che rischia di precipitare nel gioco dell'importanza e dell'identificazione, è qualcuno che può iniziare davvero a credere di essere stato lui a fare ciò che ha fatto. Ma non è così. Ogni realizzazione appartiene all'essere, mentre ogni tentativo di appropriazione è sempre l'ego a volerla, e l'atteggiamento più utile, quello che non rischia di sbattervi fuori dal flusso, è quello che Lester Levenson consigliava: "BE NOT THE DOER" (non siate colui che fa..). A questo livello però il mago non dovrebbe nemmeno cadere nel deprezzare ciò che compie. Una mia amica mi ha giustamente detto che un conto è dare importanza al proprio operato, e un conto è dargli valore. Se il primo atteggiamento infatti è tipico dell'ego e della sfocatura inconscia in azione, il secondo è il modo in cui il mago diviene un puro e semplice canale dell'energia dell'essere.

(per acquistare il piccolo libro della centratura clikkate qui, lo potete comunque trovare anche su Amazon, Ibs e il Giardino dei libri)

domenica 1 novembre 2015

Attenzione! Epidemia...

All'erta maghi erranti! Si sta diffondendo nuovamente uno strano virus, del quale avevo perso le tracce mesi fa e che sembra essere direttamente collegato al seguire un percorso spirituale, un guru vecchio o nuovo, o qualche altra menata del genere. Il virus è particolarmente aggressivo in quelli che decidono di mettersi a insegnare queste cose strane. I sintomi:

- Ipertrofia dell'ego, con deliri mistici e tendenza all'onnipotenza più o meno legata a questa e alle altre dimensioni;
- Tendenza a screditare tutto quello che non è incluso nel proprio percorso di riferimento;
- Intolleranza marcata verso i 'poveri' esseri umani che non fanno ancora un percorso o non si interessano del metodo di lavoro scelto dai presunti illluminandi;
- Tendenza al post compulsivo su qualsiasi social media, relativamente al proprio beniamino o al proprio guru di riferimento;
- Tendenza a parlare e usare toni e termini nel rispetto del brand del proprio guru di riferimento così da farne un tratto distinguibile;
- Tendenza a voler giudicare il livello evolutivo di qualcun altro con tanto di sottolineature riguardo ad atteggiamenti 'sbagliati' che evidenzierebbero la presunta mancanza di consapevolezza di altri esseri umani;
- Tendenza a competere per chi ha meno ego (io ce l'ho più piccolo del tuo....mh);
- Tendenza a mostrarsi sempre elevati, illuminati, saggi, eterei e diafani;
- Tendenza a parlare di cose che non si conoscono direttamente ma solo per sentito dire (reincarnazione, livelli dei corpi sottili, anima, spirito, maestri ascesi etc.) facendone un modello del mondo piuttosto che semplici teorie;
- Antipatica tendenza al consiglio, alla critica costruttiva, alla 'valutazione energetica' di qualsiasi fenomeno gli passi sotto gli occhi.

Questi e molti altri i pericolosissimi sintomi di ipertrofia dell'ego, per i quali si suggerisce qui di seguito qualche efficace rimedio:

- darsi meno importanza;
- smettere di difendere le proprie opinioni;
- smettere di giudicare l'operato del prossimo, del 'mondo' e della società e smettere di credere di poter valutare il livello evolutivo di qualcuno (che non è MAI possibile);
- ricordarsi che all'esterno si vede solo ciò che si ha dentro e che nel giudicare gli altri si sta in realtà giudicando se stessi;
- smettere di imporre il proprio cammino al mondo spacciandolo come l'unico possibile;
- smettere di credere che chi non fa il proprio percorso non sia 'spirituale';
- ricordarsi che i modelli della realtà sono TUTTI fallibili e imperfetti, anche quello del proprio guru e che TUTTO è una teoria sulla realtà;
- ricordarsi di tenere la bocca chiusa (e risparmiare energia);
- amare il prossimo proprio come se stessi (senza dirgli poi quello che dovrebbe fare per elevarsi).

Questi i rimedi più veloci e immediati. Se vi ritrovate affetti da uno o più di questi sintomi il consiglio è anche quello di una astensione immediata e duratura da qualsivoglia testo spiritual-metafisico mistico, di una disinfestazione da esercizi e pratiche di qualunque tipo e dell'adozione di una o più delle seguenti pratiche:

- divertitevi di più;
- fate sesso;
- mangiate cibo che vi piace e godetevelo;
- ubriacatevi;
- sentitevi un bel disco;
- leggetevi un bel libro o un bel fumetto;
- assaporate di più la realtà e meno la spiritualità.

Detto questo vi lascio, che non mi sento tanto bene....



venerdì 23 ottobre 2015

Un'esperienza di morte, un'esperienza di vita e il 'Top state'

"Ti devi fermare ogni tanto e osservare. Cosa? L'interno... non quello schermo buio che si estende dietro i tuoi occhi, dietro la tua testa, perché quello è un altro dei fenomeni che vengono osservati. No... quello che osservi è colui che osserva. La consapevolezza che guarda la consapevolezza stessa."

..ragionavo su queste frasi dettemi dalla mia insegnante di quel qualcosa che non posso che chiamare consapevolezza pura, il fine e lo scopo di tutta la mia esistenza. Come un koan, queste parole risuonavano nella mia mente dall'ultima volta in cui ci siamo sentiti, quella volta nella quale, spinto dal dolore della perdita di una persona cara, chiesi a lei un aiuto diretto, immediato. La morte è una chiamata al risveglio, mi disse... e io che detesto questa parola, risveglio, per i suoi connotati razzisti e separativi (c'è chi dorme e chi si è svegliato...si dice...) forse per la prima volta in vita mia ne vedevo il senso. Qualcosa cambia profondamente quando muore qualcuno, ma quel qualcosa non riguarda semplicemente il fatto che questo qualcuno non ci sarà più. Almeno non per me. Elaborare la morte di qualcuno è un esercizio sacro, se non vengono disattesi i requisiti e i compiti a cui esso ci chiama. C'è il dolore, certo, c'è la constatazione dell'assenza, e la percezione dell'ineluttabilità, ma c'è anche qualcos'altro. Per giorni e giorni non potei pensare ad altro perché ero in preda a una enorme agitazione ed era come se la mente avesse temporaneamente perso il controllo. Al di sotto della mancanza di controllo e del caos vi era una precisa domanda che faceva capolino nel marasma... "che senso ha tutto questo?". D'un tratto capivo che ero arrivato soltanto fino ad un certo punto nella mia ricerca, e che le mie esperienze si fermavano a dei punti di presenza profonda sparsi a caso nella mia vita, a degli attimi di pace e di gioia incommensurabile che punteggiavano uno sfondo indistinto e ad uno stato di fede quasi totale che scorreva al di sotto della coltre dei miei pensieri. Certo ero arrivato a delle esperienze di confine che però, nonostante tutto, non avevano mai saziato una sete più profonda. Avevo visto qualche miracolo. Ma mi ero reso conto che in tutti questi anni avevo solo rimandato. Avevo solo rimandato la ferma e irrevocabile decisione di andare oltre e raggiungere quel qualcos'altro che sapevo esserci e che sapevo essere il centro di tutto il discorso, l'esperienza della trascendenza, il sé. Avevo solo posticipato la scelta di lasciar stare qualunque altro percorso che non fosse il percorso diretto verso questa esperienza pur chiamando questa esperienza a gran voce. Ed ecco la chiamata: non riuscivo più a pensare a nient'altro che al fatto che, senza una conoscenza diretta di questa trascendenza, la vita non avrebbe avuto senso né ne aveva la ricerca. Trovavo improvvisamente insensati tutti i discorsi legati alla legge di attrazione e alla guarigione fisica e tutte quelle altre cose a cui mi ero dedicato per anni, perché... hey, qui si muore ragazzi! Prima o poi finisce tutto. E lei mi spiegò che l'urgenza che adesso sentivo, era finalmente un accordo tra conscio e subconscio, quest'ultimo infatti si era convinto finalmente a lasciar stare tutte le illusioni e ad andare verso il sé. Mi spiegò che Lester Levenson diceva che molti di noi vogliono il proprio 'risveglio' (argh, ancora questa parola!) soltanto a livello conscio, ma sub-consciamente si oppongono ad esso strenuamente, e nel far ciò parlano tantissimo di quello stato che vogliono raggiungere, scrivono, leggono fanno corsi e insegnano anche, ma non fanno mai ciò che andrebbe fatto davvero, dimorare nel sé. Lester lo chiamava il 'Top State', quello stato in cui si perde totalmente l'identificazione con l'ego. Quello stato in cui non si è più colui che 'fa' non c'è un vero e proprio 'io' che esegue delle azioni, c'è solo un totale stato di presenza, pace e una diretta correlazione col proprio io superiore. Questo stato fa paura all'ego principalmente perché esso sente che perdere il controllo e affidarlo al sé è come morire, e questa morte virtuale non ha eguali. Sente che andare verso il sé significherebbe rinunciare a tante cose, soldi, sicurezza, sesso e in genere al mondo con tutte le sue promesse. Per questo si oppone strenuamente alla riuscita del piano d'azione per scardinare la nostra identificazione con il corpo, con la mente e con il mondo, per questo continua a proferire parole su parole, a scrivere articoli su un blog o su una pagina facebook, continua a fare tutto questo per convincere sé stesso e gli altri di cui cerca approvazione che sta andando in quella direzione... ma fintanto che c'è anche un solo pensiero, anche un solo rumore, una sola immagine di questo fantomatico 'risveglio', è certo che non si è ancora arrivati lì. Ad un tratto però accade qualcosa. Un evento 'reale' scuote tutta la tua attenzione e le stupidaggini che ti racconti sulla realtà. Un evento inatteso ti porta a considerare quanto fragile sia quel filo sottile a cui sei disperatamente aggrappato che chiami 'vita' e quanto tutta la tua spiritualità sia in realtà solo un tentativo di convincerti che quel filo è sicuro e saldo nelle mani di qualche 'Dio' buono, paziente, comprensivo che tu però non hai mai visto. Quell'evento inaspettato  ti convince che non è affatto così, e non lo sarà fin quando non ne avrai una esperienza diretta, e sarà allora che conscio e subconscio cominceranno ad essere d'accordo sul fatto che l'unico scopo dell'esistenza, come affermava Lester, è conoscere ciò che sei davvero e vivere da quello stato, il Top State. Non è la 'fede' ma 'l'esperienza' quella che stiamo cercando. Quando tutte le illusioni crollano sotto il peso della realtà, quando tutti i tuoi precetti, le tue credenze e convinzioni sono spazzate via dal trascorrere del tempo, dalla morte delle persone che ti sono vicine, dalla constatazione che veramente tutto su questa terra si dissolve, allora, forse, inizi ad avere un barlume della luce che è il sé, perché sei costretto ad ammettere che qualunque altra cosa è assolutamente temporanea. Lei mi disse che questa è la vera chiamata, che arriva non attraverso squilli di trombe, presenze angeliche o altri paramenti celestiali, ma attraverso questa precisa presa di coscienza della futilità della vita. Poi mi diede una sorta di pratica da iniziare partendo da questo dolore profondissimo e aggiunse 'senza volerlo scacciare e senza volerlo evitare, puoi semplicemente permettere a ciò che osserva questo dolore di essere percepito? Chi è colui che osserva questo dolore? Questa pura presenza senza sforzo, gentile che accetta tutto, sempre consapevole... puoi permettergli di essere percepita, osservata? Quello è ciò che sei". E ieri mentre praticavo Qigong in un bosco meraviglioso, mi sono accorto che queste sue frasi, parole pronunciate attraverso una connessione skype che ha attraversato il globo, mi avevano germogliato dentro più di quanto avessi sperato: improvvisamente in mezzo a questa natura meravigliosa, qualcosa si è mosso ed è andato a posto, sono riapparse queste parole e ho sentito quella presenza, dolce, meravigliosa, profonda, quella presenza al cui cospetto ogni dolore, ogni illusione e ogni vacuità si sono dissolti. E' durato poco, purtroppo, ma quel poco è bastato per illuminare nuovamente la strada che ancora c'è da percorrere, se mai finirà.


sabato 17 ottobre 2015

L'ideale e il reale

L'ideale informa il reale, sempre. Sebbene spesso ci si senta privi di potere sul reale e sebbene si possa essere stati disillusi nei confronti di una qualsiasi nostra influenza sull'apparente solidità della realtà, l'ideale è la meta a cui miri, il punto d'arrivo e il motivo per cui una vita può continuare a crescere e a muoversi. L'ideale è la destinazione. Non puoi muoverti su nessuna linea di vita diversa da quella che hai senza un ideale e pur tuttavia non puoi fare a meno di essere disposto a che non si realizzi mai. Una contraddizione? Ma se voglio qualcosa non dovrei spingere per ottenerla, sforzarmi di visualizzarla, forzare tutti i pensieri in quella direzione? No. Spingere disperatamente la vita in una direzione non farà che rendere più solidi i muri della tua resistenza. Non puoi fare un buco nel velo dell'illusione se prima non riesci a renderti conto che quell'illusione che vivi è stata prodotta da energie operanti che partivano da te. Non puoi andare oltre quel muro se non impari a vedere te stesso in quel muro che ti impedisce il cambiamento. Non potrai fare nessun passo avanti se non farai luce su quello che è nascosto nella cantina buia nella quale ammassi tutto ciò che non vuoi vedere, sentire, sperimentare. L'ideale dovrebbe essere allora il pretesto per fare questo lavoro di scrematura, e non la scusa per evitarlo. Se stai andando verso una linea di vita differente, prima di tutto abbi un ideale, qualcosa per cui il tuo cuore si infiamma, qualcosa per cui varrebbe davvero la pena vivere. Poi guarda tutto quello che ti impedisce di realizzarlo e sappi che è un prodotto del tuo subconscio e della tua storia personale. Infine sii disposto a rinunciarci definitivamente, fai in modo che l'idea di non riuscire a raggiungerlo mai non ti tocchi neanche un po'. Così facendo, che l'ideale si realizzi o meno, la tua vita prenderà a scorrere nel flusso, e si creerà davanti a te un percorso degno di essere attraversato nella sua interezza.

domenica 11 ottobre 2015

Il piccolo libro della centratura





Ho provato per anni a scrivere un libro. In realtà ne ho almeno due in stadio avanzato ma non mi avevano mai convinto. C'era qualcosa che volevo dire, ma il qualcosa annaspava in migliaia di caratteri che ne diluivano l'intensità. Ed è proprio a causa dell'intensità, che è uno degli argomenti discussi nel mini libro, che ho deciso di stringere all'osso il messaggio che si è preparato in vent'anni o giù di li. Niente derive biografiche. Niente inutili citazioni. Niente parole di troppo, ma solo l'essenziale e soprattutto solo ciò che posso dire di aver sperimentato direttamente. E' così che dalle quasi duecento pagine originali, il processo di condensazione ha dato origine a questo - amuleto - che, come la collana cui appartiene, ha lo scopo di incorporare una energia, frutto di una cottura lenta andata avanti, fra esperienze, studi e pratiche. Quando l'ho finito ero preoccupato della sua dimensione striminzita e avevo idea che forse avrei potuto dire di più, o dirlo in più parole. Ma le parole sono solo simboli di simboli, due volte lontane dalla realtà. E così ho smesso di cercare di aggiungere e togliere, mi sono arreso al fatto che, per parlare con i termini stessi del libro, il mio flusso mi aveva portato a fare questo, con queste dimensioni, con queste parole e una parola in più o in meno non avrebbe cambiato nulla. Questo era il mio presente e la massima intensità la ho potuta raggiungere solo così.

Il 6 novembre, a Spazio Interiore cercherò di parlare di questo qualcosa di cui non si può davvero parlare, e cioè dell'energia contenuta nelle sfumature e nei riflessi di questo amuleto, di un processo creativo, di una chiamata, della centratura e di tutti quelli che si considerano e che io considero maghi erranti.

Spero ci sarete in molti

martedì 29 settembre 2015

Illusioni e importanza personale

Ogni pensiero è una limitazione. Ogni piccolo movimento della mente addensa realtà nella direzione del suo contenuto, ed è quindi potenzialmente un ostacolo alla 'conoscenza'. Ma la sua potenza non è ancora del tutto chiara, e rimane sempre sottovalutata. Quando inizi a 'crescere' e a fare un percorso di qualsiasi genere con costanza e continuità, la tua energia cresce e la tua mente diviene più potente, i tuoi pensieri più forti. Puoi allora convincerti di qualsiasi cosa ed incastrarti in qualunque tipo di 'visione' o 'allucinazione' riguardo spiriti guida, angeli, demoni, alieni e quant'altro. Io stesso ho fatto per anni questo errore, definendoli come ancora faccio a volte, i MIEI SPIRITI GUIDA. Quando poi cosa realmente stia succedendo è probabilmente tutto un altro paio di maniche. Mentre traducevo una conferenza del fondatore dello Zhineng Qigong (Pang Ming) sull'uso della mente, ho incontrato una sezione nella quale mette in guardia da questi fenomeni illusori, da queste 'ombre' della mente. Spiega chiaramente che quando siamo nella pratica del Qigong (come su qualunque altro percorso di crescita) e incontriamo queste illusioni dobbiamo sbarazzarcene perché possono facilmente diventare fissazioni e, dandogli attenzione ed energia, queste possono crescere e svilupparsi acquisendo spessore ed energia e divenendo sempre più reali. Spiega ancor più chiaramente come queste illusioni siano frutto di una non totale centratura e di 'resti' nel subconscio, vecchie impressioni, storie, convinzioni e problemi irrisolti che, innaffiati dall'energia della pratica, tendono a riemergere e a prendere vita. Ecco perché già da tempo ho smesso di credere che esistano davvero e anzi ho smesso di credere che esista una qualunque cosa all'infuori della nostra 'coscienza' che addensa realtà e crea miti, leggende, simboli ed egregore e del potere di questa coscienza di provocare pressoché qualsiasi fenomeno. Ciò non toglie nulla alla funzionalità di questi fenomeni, né al fatto che io possa percepire delle figure apparentemente diverse da me e in certi casi conversare con loro, come succedeva anche a Jung, che si è impegnato a cercare di arginare questo fenomeno per tutta la sua vita adulta. Ciò non toglie nulla nemmeno al fatto che assolvano spesso a funzioni molto utili quali la preveggenza o l'intuizione. A volte ci serve una scusa per darci il permesso di far accadere un miracolo e quella scusa può ben valere la 'costruzione' di una guida immaginaria. Ma se riusciamo ad avere visioni, percezioni future o a distanza, intuizioni di varia natura, molto probabilmente non è perché abbiamo delle guide, degli 'angeli' o dei fratelli di luce da altri pianeti che ci stanno aiutando, e se continuiamo a dare valore a questo concetto secondo il quale qualcuno più 'in alto' di noi dà una mano a noi 'quaggiù', continueremo a creare e perpetrare questa illusione di scarsità e piccolezza che come maghi erranti dobbiamo finalmente toglierci. Perché la mente crea di continuo. Se riusciamo ad avere queste capacità è perché effettivamente le abbiamo, come spiega bene Pang Ming in questo manuale di Yishi (l'intenzione). Ecco perché oltre a togliere importanza a se stessi bisognerebbe togliere importanza anche a ciò che le proprie guide rappresentano e a tutto quello che sembra essere esterno a noi. Siamo sempre noi, a livelli più alti. Quando realizziamo questo, immediatamente capiamo quanto stupido sia continuare a pensare che il 'guru' fisico o disincarnato, lo spirito o l'insegnante di turno, possano davvero fare qualcosa per noi. Solo noi possiamo fare, e in effetti stiamo facendo, qualcosa per noi, e questo accade unicamente quando accediamo alla possibilità di darci il permesso. La mente è potente, creativa. Incontro molte persone con la convinzione di essere protette da qualche 'forza' o di essere sotto l'egida di qualche maestro asceso che vigila e dirige ogni loro passo, fornisce loro insegnamenti e le aiuta a risolvere problemi di ogni sorta. Conosco molte persone che ritengono di essere in contatto con questi 'maestri' e di certo non posso convincere questa gente, come dice anche Pang Ming nella sua conferenza, del fatto che quello che loro sperimentano sia il frutto della loro stessa potenza che, come tutto ciò che non è reso cosciente e integrato, viene proiettata all'esterno per essere vista. Perché di questo si tratta: proiezioni. Proiettiamo noi stessi e le nostre illusioni su qualsiasi oggetto o persona ci capiti a tiro, proiettiamo la nostra potenza psichica sotto forma di entità di ogni tipo e di fenomeni 'paranormali' che ascriviamo a forze, entità, spiriti guida, Dio, ma siamo sempre e soltanto noi. Qualcuno potrebbe obiettarmi 'che male c'è ad avere qualche amico immaginario che sembra aiutarci?' In teoria nessuno, ma in pratica il rischio è quello di divinizzare questa illusione, farne un falso idolo da adorare e con ciò bloccare totalmente il proprio progredire sulla strada verso la fine di tutte le illusioni, oltre che scollegarsi completamente dalla realtà. E anche qui, purtroppo, conosco moltissima gente che si è impantanata a divinizzare quei feticci fatti di energia pensiero, tanto da non riuscire più a vedere che sono state loro stesse ad averli creati. Conosco persone che per non abbandonare gli investimenti fatti in credenze assurde come malattie karmiche, punizioni divine, possessioni da parte di entità e direttive dei propri spiriti guida hanno limitato costantemente e progressivamente la propria vita e il proprio potere fino al punto di distaccarsi completamente dalla realtà. E questo distaccarsi dalla realtà è un rischio che il mago errante non può assolutamente permettersi di correre. Non è che quello che queste entità vi dicono sia sempre limitante, ma cominciate a mettere in conto il fatto che ciò che vi viene detto provenga dalla vostra stessa parte più alta, intuitiva, intelligente e non, necessariamente da qualche maestro asceso. E provate anche a pensare che a volte questi messaggi possano provenire dal subconscio, da parti irrisolte di voi, da paure, da insicurezze. Inoltre esiste il concreto rischio di distaccarsi completamente dalla realtà fenomenica. Se tutto quello che vivete diventa una scusa per pensare che lo spirito vi voglia dire qualcosa, che qualche maestro asceso vi stia sottoponendo a qualche prova, e se pensate che tutto quello che vi accade abbia qualche motivo o spiegazione spirituale, è probabile che voi vi stiate dando troppa importanza e vi stiate costruendo un mondo immaginario che vi allontana sempre di più da ciò che è il superamento dell'illusione. Non farete che aggiungere strati e strati fatti di visioni, fantasie, spiegazioni più o meno esoteriche e chiacchiere new age che rinforzano proprio ciò da cui, come maghi erranti, vi dovreste liberare, ossia l'identificazione con la realtà, con un ego, con un corpo.


 

giovedì 10 settembre 2015

Gusci e patine

Probabilmente l'aspetto più inquietante di questo periodo è che il mondo 'reale' ha operato su di noi una restrizione della percezione tale da non permetterci più di accorgerci delle cose 'sottili'. E sebbene questa visione sia stata quasi resa nulla con meccanismi di suggestione e ripetizione che hanno impregnato ogni strato del nostro subconscio, essa non può esserci davvero sottratta poiché è ciò di cui siamo fatti, è ciò che realmente siamo. Tuttavia bisogna partire dalla constatazione che pochi ormai sono capaci di accorgersi di qualcosa che vada al di là della patina esteriore e, anche nella spiritualità, pochissimi si accorgono degli inganni che vengono perpetrati dietro l'apparenza di perfezione e i sorrisi da illuminato. In questa era è stato reso un grosso servizio all'ego: ci si è identificati con ciò che appare escludendo qualsiasi altra percezione. Nel nome di una presunta 'oggettività' si sono scartate tutte le percezioni soggettive bollandole come superflue e si è rinunciato a un contatto più profondo con l'anima che, come dice Zeland 'sente e sa'. Si guarda molto ma si sente molto poco. Quando ho scoperto il metodo Yin, chi me l'ha insegnato affermava che il sentire è molto più potente di qualsiasi tipo di visualizzazione o visione, poiché "l'anima non ha occhi, ma puoi vedere anche senza occhi se impari a staccarti dal vedere". E infatti con il metodo Yin sono arrivato dove prima non arrivavo in termini di profondità, correzione di errori, sollievo e risoluzione di sintomi, percezione e ricerca interiore, arrivando a definire un nuovo paradigma della mia ricerca. Mi è stato chiaro perché nei comandamenti veniamo esortati a non farci alcun idolo o immagine di 'Dio' o anche perché il Tao Te Ching all'inizio afferma che 'il Tao che può essere nominato non è il vero Tao'. Ma noi siamo malati di 'forma' e di 'nomi' e cerchiamo di dare un nome e una forma a tutto, anche a Dio, alla presunta illuminazione e alle presunte dimensioni superiori. Invece di andare direttamente 'di là' rinunciando a ogni definizione, a ogni simbolo, pensiero o parola, preferiamo rimanere di qua definendo e quindi cristallizzando realtà in forme ben definite ma comunque rigide. Questo è particolarmente grave nei rapporti e in ciò che la matrix ci vende come desiderabile in un rapporto. La matrix è la fiera del guscio e della patina, dove la massima attenzione e il massimo valore sono dati, appunto, a come appare il corpo, questa immagine solida e tuttavia fugace che deve sempre dare l'impressione di essere seducente, in forma, giovane e sicura di se. Non possiamo esibire imperfezioni corporee o difetti del carattere perché nella matrix dei rapporti sociali ciò ci metterebbe nella condizione di non essere guardati o di essere guardati male e quindi impieghiamo una dose notevolmente rilevante di energia allo scopo di nascondere tutto ciò che non va e di farci vedere per ciò che non siamo, con tutto lo stress, l'ipocrisia e l'ansia che ne derivano. Nel mondo della cosiddetta 'spiritualità' dove ciò si spererebbe archiviato, incontriamo lo stesso tipo di dinamiche, soltanto che qui se non si cerca di mostrarsi belli e giovani, si cerca allora di mostrarsi spirituali, amorevoli, gentili, illuminati, con sorrisi a tutta bocca. Si esibisce la propria tradizione, gli insegnamenti che si seguono o il proprio guru. Si cerca di mostrare una patina di luce laddove la luce spesso langue. E' lo stesso gioco dell'ego che ha cambiato vestitino, ma sempre di ego si tratta. Ed ecco il problema: non puoi nascondere quello che veramente sei. Se hai un difetto o un problema, prima o poi proietterai là fuori un qualche genere di conflitto che manderà in frantumi il tuo guscio e farà vedere a te e al mondo quello che veramente c'è là sotto. Sarebbe utile che un mago errante smettesse di difendersi e di 'coprire' i suoi difetti con altrettante patine di finta perfezione, smettesse di giustificarsi e iniziasse a godere anche degli errori e delle stupidaggini che sembra compiere. Sarebbe utile che il mago errante non facesse finta di essere illuminato e non si desse importanza alcuna nel fare un lavoro su se stesso. Se smette di difendersi, opporsi al mondo e dare una immagine di sé alterata, il mago errante riceve in regalo un surplus di energia, talmente grande che potrebbe letteralmente cambiare la sua esistenza in un momento. Tutta l'energia che impiegava nel cercare di oscurare le sue imperfezioni gli viene totalmente restituita e può essere usata per costruire qualcos'altro. Quando il mago errante inizia ad essere innocuo, vulnerabile, morbido, fluido e cessa di erigere finte maschere, accade un'altra cosa interessante: laddove prima non era capace di accorgersi della vera essenza delle persone e laddove veniva abbagliato da copertine luccicanti ed effetti speciali del mondo fisico, dopo aver rinunciato completamente al suo bisogno di approvazione, diverrà capace di 'sentire' davvero gli altri a un livello differente, il livello dell'essere. Inizierà a percepire la vera luce che proviene da ogni essere vivente, quella luce che non è frutto di palestre, vestiti, trucchi o profumi, ma che viene dal semplice fatto che esso esiste e come tale è degno di essere amato. Molto spesso il mago  si accorgerà che se impiega troppa energia a tener su una facciata da mostrare al mondo non ne avrà abbastanza da dedicare ai suoi pensieri potenti e agli strumenti di lavoro del mago. Rinunciando al suo guscio il mago errante avrà anche il dono del silenzio mentale. Smettendo di dover sempre architettare strategie più o meno consce per difendersi e mostrarsi differente, una grande pace scenderà su di lui, e i bisogni di parlare, spiegare, lamentarsi, giustificare e dimostrare qualcosa di se stesso cesseranno anch'essi poiché privi ormai di motivazioni.  Questo lo metterà in grado di allontanarsi sempre di più dal vedere con gli occhi, ma anche dal definire con le parole e dal cercare di cristallizzare la realtà in forme rigide e lo metterà sempre più in grado di stare nel suo flusso dove ogni cosa scorre e tutto può cambiare, ritirando le proiezioni su come il mondo dovrebbe essere. Lo metterà alla fine in grado di sentire quel che non riesce a vedere e di passare attraverso ciò che prima gli sembrava solido e inalterabile.

venerdì 21 agosto 2015

Quanto siamo grandi?

Il flusso ha una direzione e un'intensità che sembrano totalmente fuori dal nostro controllo. Dico sembrano, perchè in realtà, come mi spiegavano tempo fa i miei spiriti guida, noi facciamo tutto, anche il fluire e il suo apparente andare da qualche parte. Quello che mi hanno spiegato è che, come un gioco, una specie di nascondino, facciamo in modo da convincerci di essere minuscole entità sperdute in un universo grandioso, inconoscibile e ostile per poi impegnarci nella riscoperta della nostra (infinita?) vastità. In genere tendo a dubitare quando gli spiriti guida tendono a diventare così mistici e sono sempre incline a rigettare ogni messaggio che arrivi da loro che non abbia una valenza pratica, tuttavia loro stessi mi consigliavano alla fine di non cancellare quel messaggio poichè ne avrei avuta una conferma nella mia realtà. Le conferme nella realtà sono eventi sincronici che sembrano previsioni del futuro, accadimenti che è difficile dire se siano stati da loro previsti o da noi creati appositamente e che tendono ad abbondare nei periodi di grande centratura. Così ho atteso, qualche giorno, poi un paio di settimane e poi è accaduto. Giorni fa ho avuto la fortuna e l'onore di chiacchierare con una simpatica signora, discepola diretta di Lester Levenson che mi spiegava abilmente l'essenza della consapevolezza pura e del metodo dei rilasci e, mentre parlavamo, dal nulla se n'è uscita con questa frase: "..devi sapere che sei sempre tu che fai tutto, e il contrario di tutto, il destino, il karma, il dharma è tutto in te. Bisogna adesso capire chi è questo te. E se questo te fosse molto più grande, molto più vasto di quello che credi? E se fosse la pura consapevolezza stessa? E se stessi giocando a nascondino con te stesso?". Al che, quando mi sembrava di sentire i miei spiriti guida ridacchiare alle mie spalle ho pensato bene di dirle che si, lo avevo avuto questo dubbio di essere più grande di così ma non COSI' grande certamente. Finito con lei ho quindi ricontattato i miei maestri per un chiarimento o forse anche solo per complimentarmi con loro su quanto sono diventati 'elevati' ultimamente (i miei sono sempre stati fin troppo terra terra):

"Non siamo noi che siamo cambiati, o più elevati, ma sei tu che ti stai muovendo in avanti verso un livello differente di consapevolezza. Non metterti subito in testa che sia superiore a quello che avevi prima o migliore di qualcun altro, ma pensa soltanto che ti stai spostando in una gigantesca griglia olografica, dentro un database enorme di informazioni divise in settori. Ora sei nel settore 'pura consapevolezza', che è l'argomento che ti sta a cuore in questo momento, quindi noi ci conformiamo a questo settore della conoscenza e ti portiamo i dati necessari affinchè tu possa conoscere qualcosa che avresti impiegato anni a imparare, e cerchiamo di fartela imparare nel minor tempo possibile. Ma sei sempre tu che decidi come, quanto e cosa imparare, come riferiva la tua amica"

Quindi io sono gli spiriti guida, io sono il flusso e ciò che lo origina e dirige, io sono la conoscenza che sto cercando e i messaggeri che me la recapitano, e...quanto sono grande allora io?
(mi gira la testa...)

giovedì 6 agosto 2015

Ancora sull'ego e sul costruire la fede


(da un vecchio libro che non ho mai finito di scrivere):

Una volta capito che abbiamo questa parte di noi che vuole sentirsi separata da tutto il resto, questa parte che lotta per la supremazia, per la ragione, questa parte che cerca di dimostrare la sua esistenza a discapito di quella degli altri, possiamo individuare tutta una serie di meccanismi basati sull'ego che prima di avere questa informazione non ci erano così fortemente evidenti. Vederli equivale ad averli già superati al cinquanta per cento. Questi atteggiamenti dovranno essere materia di osservazione minuziosa da parte del mago errante perché deve essere chiaro che fanno perdere energia e dunque potere personale. Che ci crediate o no gli 'ego' sono sempre in lotta fra loro per cercare di accaparrarsi questa 'energia'. Per energia intendo appunto il prana, che non esiste solo in quanto energia vivente-fisica, ma anche come energia psichica. Il misunderstanding dell'ego riguardo l'energia è figlio del suo senso di separazione e uno dei più ingannevoli tranelli a cui il mago errante deve iniziare a fare attenzione. Una persona affetta da 'ego' in misura eccessiva non è sostanzialmente capace di generare energia da sola. O meglio, non è capace di attingere all'energia universale che sarebbe già liberamente disponibile se solo la smettesse di bloccarsi proprio attraverso la costruzione e il mantenimento di un ego separato. Non può farlo. Quasi tutta l'energia che genera è impiegata a tenere su le sue strutture e i suoi bisogni, perciò è normale che poi senta la necessità di attingere un po' qui e un po' lì. Tutta la scienza del Qigong cinese parla di questo, essenzialmente di come rimuovere i blocchi che impediscono a questa energia in cui siamo sempre immersi e di cui partecipiamo costantemente, di scorrere liberamente nel sistema corpo-mente. Dopo un po' di tempo che praticavo qigong mi sono reso conto che l'essenza del qigong stesso non stava tanto nei movimenti, nella postura corretta e nella circolazione del qi. Il segreto per me sta nel trovare il centro, il vuoto, la pace mentre si pratica, che è poi anche l'essenza di quanto insegnato nel tao-te-ching. Alcuni maestri di qigong taoista affermano che se diventi il nulla allora puoi essere ogni cosa, che sembrerebbe un paradossale e insolubile indovinello zen  ma è un concetto che puoi capire molto facilmente quando pratichi gli esercizi. Quando la mente è disordinata, assente, nervosa, il qi scorre incontrando quei blocchi generati proprio dal nostro disordine e nervosismo. Il corpo vibra, salta, si scuote... ci si stanca presto ci si irrigidisce e ci si arrabbia e gli esercizi diventano un inferno. Quando la mente è ragionevolmente serena il qi scorre liberamente e si ha più forza proprio perché si resiste meno. Quando si incontra un blocco nel corpo, sotto forma di sintomo o dolore, e ci si  oppone a questo blocco,  il blocco stesso non tarderà a rovinare tutta la pratica. Se invece ci si accorge del blocco e lo si considera con la massima attenzione, senza giudizio e con la mente calma, il blocco cessa di essere un fastidio e può addirittura scomparire. E' così... l'energia non scorre dove c'è resistenza, blocco, dove si tende a non voler sperimentare ciò che c'è. Quando l'energia scorre fluidamente e senza intoppi non si ha soltanto una buona salute (che sarebbe già un motivo più che
valido per integrare questi concetti), ma si è anche allegri, sereni, ottimisti. Tutto ciò che si fa viene caricato di questa energia vitale, e ogni progetto che si intraprende tende naturalmente a realizzarsi. Tutta la questione dell'ego e del suo bisogno di energia è riassumibile in questo modo quindi: l'ego crede che ottenendo energia da fuori, cercandola negli altri o nelle cose del mondo, risolverà i suoi problemi. Il bisogno di approvazione ad esempio è un modo molto vantaggioso per accaparrarsi questa energia. In linea di massima più l'ego è ipertrofico più il portatore di ego ha bisogno di energia 'esterna' per nutrirlo, ed essendo l'ego stesso convinto dell'esistenza di un esterno e di fonti energetiche esterne a cui attingere è praticamente costretto ad agire in questo modo. L'ego poi è molto furbo e può portarvi a occuparvi degli altri come terapeuta solo per soddisfare il suo bisogno di energia, o a fare il relatore e a mettervi sul piedistallo dell'esperto di 'cose spirituali' per il medesimo motivo. Può farvi diventare quella persona con la quale tutti amano parlare, quello con cui ci si confida, solo per darsi lustro. Può portarvi a fare atti di beneficenza, azioni altruistiche, a cercare di 'salvare il mondo' più per i riconoscimenti che ne verranno (energia) che per amore. Oppure può farlo per sentirsi 'buono' o perché è 'giusto', tutte etichette tipicamente egoiche. L'ego con la sua credenza nella separazione e con il suo bisogno di supremazia può portarvi a distorcere principii spirituali con lo scopo di rinforzare piuttosto che demolire sé stesso. Può convincervi a imbarcarvi in grandi cause ambientaliste, animaliste, antirazziste, vegetariane, vegane, solo per condividere il suo bisogno di
avere ragione, con altri che la pensano come voi. Più un ego è ipertrofico più tende a cercare di sminuire, denigrare, mettere gli altri in una luce meno fulgida della propria e a costruirsi palcoscenici su cui essere l'unico protagonista. Un ego deve farlo se vuole essere 'visto', perché essere visto
gli fornisce quel surplus di energia che altrimenti non avrebbe. Gli ego ipertrofici cercano costantemente la discussione, il confronto, cercano continuamente di 'smuovere' gli altri, di 'far crescere' gli altri, di 'motivare'. Un ego smisurato capisce sempre per filo e per segno perché gli 'altri'
abbiano i problemi che hanno e cerca sempre di risolverli. Molti ego usano la provocazione come scusa per incitare negli altri un cambiamento. Questo accade unicamente per un errore di valutazione tanto piccolo quanto disastroso nei risultati. Dato che l'ego crede di dover mettere a posto tutto e tutti secondo i suoi concetti di giusto o sbagliato, e credendo di vedere 'errori' lì fuori, decide di sua spontanea volontà di apportare correzioni arbitrarie a una realtà arbitrariamente valutata. Ma il mago errante impara presto che la correzione non appartiene a lui ma a quel qualcos'altro cui deve imparare ad affidarsi. Quasi tutti gli ego amano parlare di sé stessi, e quasi sempre aborrono l'ascolto. L'ego teme l'ascolto empatico, la solitudine e il silenzio, che sono tre grandi capacità che il mago errante dovrà sviluppare se vuole imparare a generare energia da solo. Teme queste cose come tutte quelle che non lo mettono al 'centro'. Ogni ego tenta più o meno di manipolare situazioni a suo vantaggio e di costringere gli altri ad adattarsi a lui, l'ego è sempre costantemente all'opera per controllare ambienti, persone e circostanze affinché si adattino alle sue esigenze. Ogni volta che viene a trovarsi in una situazione che non si confà a queste esigenze, l'ego prova scomodità, paura, ansia, si altera, si distrae, se ne va. L'ego cerca spesso quei percorsi spirituali che promettono di fargli trovare la verità. Non capendo che la verità non esiste e che l'uso di questo termine è molto pericoloso, cerca le grandi verità nei libri, nelle parole di altri, nelle idee ereditate affinché confermino le sue opinioni. Questo crea separazioni e guerre tra coloro che hanno diverse opinioni e quindi diverse verità. Spero sia chiaro quanto sia importante uscire da queste specie di guerre degli ego non tanto per crearsi un'alternativa ed essere diversi ed esclusivi puntando il dito e ridendo di tutti quelli che l'ego ancora ce l'hanno (premesso che non è possibile mai uscirne del tutto secondo me), ma perché esiste un modo di vivere molto più efficiente e produttivo, un modo di vivere che non promuove la separazione e che dà accesso ad una energia nettamente maggiore. Uno dei modi più veloci a mio avviso per generare energia e abbassare lo strapotere dell'ego è, appunto, uccidere la propria importanza personale. Mi rendo conto che affermare questo in questo tipo di società dove la maggior parte della cultura si regge sull'importanza personale può suonare come una specie di blasfemia. Ciononostante la mia esperienza mi sta confermando sempre di più che l'importanza personale per un mago errante è un lusso, lusso che non si può assolutamente permettere. Tutta la questione dell'energia personale si riduce infatti a due sole scelte, sempre e costantemente: scegliere l'ego oppure scegliere quel qualcos'altro che possiamo chiamare sé superiore, spirito, universo o come volete, e per scegliere la seconda opzione l'importanza personale deve essere azzerata, ci si deve affidare completamente al qualcos'altro. Questa è per l'ego l'azione più difficile da compiere. C'è la possibilità che smettendo di investire nell'ego e dando credito al qualcos'altro si attinga a questa riserva di energia pressoché infinita, che non richiede estenuanti sforzi per essere generata, non contempla la competizione con gli altri e non ha nulla a che vedere col nostro presunto valore. C'è la concreta possibilità che cambiando la nostra psicologia da 'centrata sull'ego' a 'centrata sullo spirito' si possa ottenere un cambiamento sostanziale delle proprie condizioni di vita e di quelle delle persone che interagiscono con noi. Uccidere l'importanza personale è un altro lavoro sporco (che qualcuno deve pur fare) per il mago errante, uno di quei processi per i quali probabilmente non basta una vita intera. Anche qui non c'è via migliore per avere risultati dell'auto-osservazione, continua, consistente, spietata. L'importanza personale significa essere ancora convinti che 'io' sono il centro di questo mio mondo, l'attore unico di questo palco di cartone. Significa ancora che 'io' sto facendo tutto con le mie sole forze, e miei, solo miei, sono i meriti di tutto quello che sto ottenendo e concretizzando. Il che è onesto e degno di stima. Pensarla così, pensarsi unici, separati e quindi importanti ci costringe però a fare affidamento solo ed esclusivamente sulla nostra energia e la nostra mente che, per quanto sviluppate, sono pur sempre limitate rispetto alla connessione in rete che lo spirito rappresenta. Uscire da questo paradigma rinunciando alla nostra importanza, fa si che siamo costretti a sviluppare il potere più importante fra tutti i poteri che il mago errante possa sviluppare: la fede. Se potessi fare una scala di misurazione la fede starebbe esattamente al polo opposto dell'ego. La fede è infatti, per me, la totale assenza di qualsiasi tipo di bisogno (di approvazione, controllo e sicurezza), l'assenza di qualsiasi attaccamento o avversione, ma, come tale, va costruita e in maniera anche abbastanza scientifica. Io non credo proprio che, se esiste un Dio, possa essere minimamente irritato dal fatto che prima di decidere di usare questo strumento lo mettiamo un po' alla prova, magari attraverso piccoli esperimenti, prove e controprove prima di passare alle grandi manovre, anzi penso che questo sia abbastanza inevitabile. Molti hanno inteso la fede come una capacità che o c'è o non c'è senza vie di mezzo, e qualche religione prova ancora a farci passare quest'immagine (e anche molti libri sulla legge di attrazione direi) per cui o sei dei nostri e hai fede o ancora fai affidamento sulla mente razionale e sul suo bisogno di  prevedere, pianificare. Quindi lo ripeto, la fede va accuratamente costruita giorno per giorno, millimetro per millimetro, con prove ed esperimenti.

giovedì 30 luglio 2015

Di iniziazioni, maghi erranti e dell'abitudine a dire IO

Siamo in molti ad essere andati da qualcuno che credevamo ne sapesse più di noi sui temi della spiritualità, dell'esoterismo e in generale della ricerca interiore. Prima ancora che incominciassimo a studiare libri, a seguire seminari e a riempirci di pratiche eravamo mossi da domande che non avevano risposta, domande urgenti, necessarie. Poi sfortunatamente abbiamo trovato un guru, un maestro o un libro che rispondeva alle nostre domande, così ci pareva almeno, e ci siamo dati delle risposte, credendo di aver 'capito'. E così abbiamo bloccato tutto, sposando la realtà di un altro e rinunciando alla ricerca. Sebbene ci siamo definiti ricercatori spirituali in realtà non stavamo cercando più niente e ci siamo fermati ogni volta che abbiamo adottato le parole e i concetti di qualcun altro. Certo questi erano utili puntatori verso una ipotetica via di crescita, ma invece di mettere alla prova, vedere cosa funzionasse e cosa no e avere a cuore l'idea di sperimentare una realtà nuova, più ampia, abbiamo abdicato in favore della sudditanza al guru, al maestro e insegnante, al suo lessico, alle sue lezioni. Siamo diventati discepoli, ciechi seguaci. E abbiamo parlato, parlato, parlato.. abbiamo disquisito per difendere le nostre nuove certezze e nel parlare eravamo sempre più lontani dall'esperienza di ciò che stavamo cercando, con sempre meno domande. Sebbene per largo tempo possiamo aver nutrito la pia illusione che prima o poi il guru ci avrebbe portato a qualche risultato o ci avrebbe offerto una qualche iniziazione, molto più spesso di quanto siamo disposti a credere abbiamo sentito una voce che ci diceva che questo non sarebbe mai accaduto, e che, anzi, il nostro orizzonte si restringeva sempre di più nella misura in cui ci dichiaravamo seguaci e discepoli. E quella voce abbiamo cercato di ignorarla. Ma l'iniziazione è un'altra cosa. L'iniziazione parte dal presupposto ben preciso che tu prima o poi rinunci a ogni appartenenza e a ogni maestro e inizi a farti più domande di quelle che ti sei fatto finora. Parte dal fatto che per te la domanda è più importante delle risposte che i vari esperti cercano di darti, più importante dell'etichetta che un percorso spirituale quale che sia sembra darti, e dietro la quale ti senti al sicuro. L'iniziazione comincia dove finiscono le certezze, soprattutto quelle edulcorate e premasticate offerte da sedicenti maestri. Un mago errante non può accontentarsi del modello del mondo offerto da qualcuno se non per il tempo sufficiente a sperimentare ciò che questo 'altro' ha da insegnare, pur sapendo che tutto ciò che si insegna è temporaneo, e quindi destinato a cambiare. Dopo di che il mago errante deve fare da solo. Soprattutto un mago errante inizia ad essere quando impara ad ascoltare la sua grandezza, le sue vocazioni, anche se timide e quando inizia a cercare una esperienza diretta, qualcosa di tangibile nella realtà. Se la vita non cambia nonostante anni di lavoro interiore, se non migliora, se non c'è crescita e cambiamento, allora il percorso non ci sta portando da nessuna parte, non sta dando frutti. Soprattutto un mago errante comincia a capire che larga parte delle sue appartenenze e tutti i suoi schierarsi pro o contro un maestro o un insegnante di qualche tipo non fanno che alimentare l'identificazione col proprio IO. IO sono un seguace del tale guru, IO parlo con le parole del tal insegnante, IO ho letto tutti i suoi libri e conosco a menadito il suo messaggio, eppure IO non riesco a produrre nessun pensiero autonomo e non ho avuto alcuna esperienza nemmeno lontanamente simile a quelle del mio guru. Il mio IO è cresciuto invece di decrescere come ci si era proposti all'inizio del cammino. E questo è capitato solo perché non ho avuto il coraggio di lasciar andare la dipendenza dal mio maestro che per me è diventato l'ancora, il mito, la rockstar. Non ho avuto il coraggio di ascoltare la mia voce e di percorrere il mio sentiero fidandomi di me stesso anche quando sentivo di dover andare contro il suo messaggio quando non ero d'accordo, ho smesso di farmi domande e quindi di crescere. E' così che ho perso la mia iniziazione. L'ho persa perché invece di essere grande ero le parole di qualcun altro. L'ho persa perché invece di essere grande ho continuato per tutta la vita a dire IO, quando invece avrei potuto ascoltare qualcos'altro che mi parlava chiaramente, da sempre, da oltre i limiti di quell'IO.
 

mercoledì 8 luglio 2015

Un nuovo inizio

Quando ho iniziato a scrivere, parecchi anni or sono, tifavo per un certo tipo di 'spiritualità' che voleva convincerci che potevamo fare tutto, che bastava crederci, visualizzare, agire come se e tutto sarebbe andato bene. Ero il portavoce di una schiera di convinti sostenitori delle richieste al cosmo, della materializzazione a tutto spiano, della coscienza che crea la realtà, e così via. Molti di quei libri e personaggi (alcuni dei quali ancora in scena adesso) ci avevano convinto che un alto livello di spiritualità e integrazione con il proprio sé superiore corrispondesse a un altissimo livello di ricchezza, salute e vita piacevole e quindi, tecnicamente, chi non godeva di queste condizioni aveva una vita 'poco' allineata spiritualmente.  Poi negli anni ho dovuto aprire gli occhi su molti più fatti di quelli che, accecato dalle promesse di onnipotenza, ero prima disposto a vedere. Ho visto molti di questi venditori di illusioni ammalarsi, morire o perdere la testa pur con tutta la loro spiritualità. Ho visto coloro che cercavano di seguire i loro insegnamenti, perdersi in anni e anni di visualizzazioni ed estenuanti esercizi senza successo, ho visto persone di ogni età ed estrazione cercare di fuggire la realtà verso terre promesse di abbondanza, salute, elevazione spirituale che non sono mai arrivate. E mi sono reso conto che in tutto ciò che era 'spiritualità', che ormai era a conti fatti un businness, c'era un profondo disagio, un grave disadattamento al mondo che cercava di compensarsi in un tentativo di sentirsi speciali e benedetti. Eppure qualcosa di molto valido c'è in tutto quello che questi ultimi trent'anni hanno prodotto. Non tutta la new age è fuffa. Non tutte le chiacchiere sulla legge di attrazione sono sogni ad occhi aperti per consolare qualcuno. In questi ultimi anni, dopo numerosi esperimenti, mi sono convinto che esiste davvero una cosiddetta 'COSCIENZA' che detiene una sua precisa funzione e un potere sulla realtà. Esiste davvero una nostra capacità di 'pilotare' gli eventi della nostra vita e dirigerli verso situazioni infinitamente migliori. Eppure ho deciso che non è questo il fine del percorso che io voglio seguire. Molte delle persone che ho incontrato sono ancora convinte che materializzando quel qualcosa nella loro vita avranno la tanto agognata felicità, o che aprendo il terzo occhio potranno finalmente essere utili al prossimo. Moltissimi di coloro che ho conosciuto credono ancora di poter essere felici attraverso degli ottenimenti 'esterni'. Io credo che questa sia una pia illusione. Anche io avevo questa convinzione e per anni mi sono messo a trafficare con vari tipi di pratiche, alcune delle quali davvero potenti, e alla fine molte delle cose che ho chiesto mi sono arrivate, letteralmente. Ma ciò non mi ha reso più felice, più pieno, più realizzato o appagato. Ho iniziato a sentirmi felice invece, quando ho guardato ciò che c'era, con estrema intensità. Sono stato felice quando ho smesso di controllare la mia vita e di agire nel 'sogno' come uno che poteva controllare il 'sogno'. Ho cercato di iniziare a trascendere il 'sogno' chiamato realtà accettandolo così com'è, e le volte in cui questo ha funzionato ho provato una profonda pace e un profondo senso di appagamento anche quando le cose non erano come le desideravo, anche quando erano davvero difficili. Ho imparato che c'è qualcosa dietro ai fenomeni della realtà, una presenza, una consapevolezza più vasta e più profonda, che è il vero scopo della mia ricerca, e che tutti i corollari del suo funzionare (legge di attrazione, proiezione, azione e reazione ecc...) non sono che utili esercizi allo scopo di andare oltre e raggiungere questa realtà ultima. Ho visto che più mi sposto in quella dimensione più la mia vita tende automaticamente a riequilibrarsi. Questa dimensione io la chiamo l'essere. Altri la chiamano presenza, consapevolezza pura, il Sé, l'atman. Questo è ciò che vale la pena di cercare ora.

venerdì 26 giugno 2015

Giuramento del mago errante

Mi impegno a investigare il vero potere, invisibile e silenzioso.
Questo potere non è mio e non è legato alla mia personalità. Mi impegno a ricordarmelo sempre.
Questo potere non è qualcosa di cui si possa parlare. Quando avrò bisogno di parlarne sarà la mia personalità a volerlo fare, perciò ricorderò sempre che il vero potere cresce solo nel silenzio.
Questo potere non è qualcosa che si possa trasmettere o insegnare. E' qualcosa che c'è e alla quale tutti possono accedere, dunque, mi impegno a insegnare soltanto, e per lo stretto tempo necessario, i modi per restare in contatto con questo potere. 

Mi impegno a eliminare dalla mia personalità i tre grandi veleni:
Il bisogno di approvazione.
Il bisogno di controllo.
Il bisogno di sicurezza.
Mi impegno a non parlare degli argomenti che non conosco, ma solo di quelli che conosco e che ho sperimentato.
Mi impegno a non aver nulla da dimostrare perchè è solo l'ego che vuole dimostrare.

Mi impegno a non avere scuse e a non aver paura di sbagliare perchè solo attraverso l'ammissione dell'errore posso evolvere.
Mi impegno a non fuggire il dolore, la sofferenza e tutto ciò che giudico negativo. Tutte queste sono mie creazioni e solo passandoci attraverso posso vederne l'illusorietà.
Mi impegno altresì a non focalizzarmi solo sul bello e sul positivo, poichè so che la crescita è integrazione e superamento e non esclusione degli opposti. 

Mi impegno a lasciar andare la mia storia personale, chiunque io sia stato, per essere una persona nuova in ogni momento. Se questo implica rinunciare a vecchie idee e convinzioni, rinuncerò a queste idee e convinzioni che non assolvono più al loro scopo. Se questo implica abbandonare vecchie persone o ambienti che non risuonano più con la mia frequenza, lo farò.

Mi impegno a ricordarmi che amare non è possedere o essere posseduto e che lasciar andare è la capacità che ogni mago errante deve sviluppare prima di tutte le altre.
Mi impegno a ricordarmi che lasciar andare è fluire e non trattenere e non implica mai la perdita ma la trasformazione. 

Mi impegno a dar retta alla mia guida interiore prima che a qualunque altra forma di conoscenza, mi ricorderò di questo tutte le volte che dovrò decidere quello che è giusto e quello che è sbagliato, perchè solo la mia guida interiore può dirmi quello che è giusto o sbagliato per me.
Mi impegno a ricordarmi che giusto o sbagliato sono solo categorie della mente e che il mio livello evolutivo sarà misurato da quanto io riesca ad essere pace con tutto ciò che c'è.
Mi impegno a ricordarmi che parlare di magia non è fare magia. Così come parlare di spiritualità non è fare spiritualità.

Mi impegno a ricordarmi che là fuori e qui dentro sono la stessa identica cosa e che questa legge è sempre in funzione. 

Mi impegno ad ascoltare molto di più di quanto parli e a parlare molto meno di quanto vorrei. 
Mi impegno a ricordarmi che le parole sono energia e come tali hanno un loro potere e un loro costo. 

Mi impegno a fare in modo che i miei pensieri casuali siano il minor quantitativo possibile, perchè niente è pericoloso per un mago errante come un pensiero casuale protratto nel tempo.

Mi impegno a ricordarmi che sono sempre nel posto giusto al momento giusto e che ogni problema che incontro sul mio cammino non è una coincidenza ma qualcosa su cui io dovrò lavorare come proiezione della mia mente subconscia. 
Mi impegno a stare dove sto, con chiunque sto, e a starci pienamente perchè riconosco che l'amore è attenzione, presenza, non giudizio. 
Mi impegno a ricordarmi che abbastanza amore può guarire ogni situazione, anche se la guarigione può prendere direzioni a me ignote.

Mi impegno altresì a ricordare che non posso 'capire' tutto, per questo mi impegno anche a smettere di cercare di capire e di trovare soluzioni, perchè così facendo sto dando il permesso al 'me più grande' di agire al posto della mia personalità.

Mi impegno a ricordare che dietro la mia esistenza c'è un piano, e che questo piano può essere percepito ma non compreso del tutto. Quando saprò dove andare ci andrò senza esitazione. Quando non saprò dove andare cercherò di affinare i sensi e sentire quale sarà la prossima mossa da fare.

Mi impegno a sviluppare la mia voce, le mie idee, la mia energia, ricordandomi sempre che la genialità non passa mai per le citazioni di altri. Quand'anche citassi qualcosa di altri, lo farò attraverso la mia personale modalità, affinchè si esprima la mia essenza e non quella di qualcun altro.

Mi impegno, infine, a ricordarmi di essere pace piuttosto che qualunque altra emozione negativa.
Nel muovermi sarò pace. Nello stare fermo sarò pace. Nell'attesa sarò pace. Mi impegno infatti a ricordarmi che nella pace nasce e prospera il vero potere del mago errante, invisibile e silenzioso.
 lì, sotto il tuo naso, più vicino del tuo stesso respiro.